Il vertice di Merkel e il ruolo di Monti

Nel vertice di Angela Merkel, dove hanno trionfato i professionisti del rigore di Maastricht, Mario Monti si è mosso con professionalità e realismo, partendo da una situazione difficile, in una crisi della zona euro inestricabile per l’assenza di volontà politica comune. Il nuovo “Trattato di stabilità” a Ventisei – tutti tranne il Regno Unito – è una revisione un po’ più stringente dei criteri di Maastricht, con sanzioni più automatiche e un impegno costituzionale al pareggio di bilancio
24 AGO 20
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Nel vertice di Angela Merkel, dove hanno trionfato i professionisti del rigore di Maastricht, Mario Monti si è mosso con professionalità e realismo, partendo da una situazione difficile, in una crisi della zona euro inestricabile per l’assenza di volontà politica comune. Il nuovo “Trattato di stabilità” a Ventisei – tutti tranne il Regno Unito – è una revisione un po’ più stringente dei criteri di Maastricht, con sanzioni più automatiche e un impegno costituzionale al pareggio di bilancio. Com’era accaduto con il Patto di stabilità, i leader della zona euro hanno dimenticato l’indispensabile crescita, senza la quale nessuno uscirà dalla crisi del debito. L’anticipo al 2012 dell’entrata in funzione del Meccanismo europeo di stabilità (Esm), senza soldi aggiuntivi per soccorrere i paesi in difficoltà, difficilmente calmerà le turbolenze sui mercati del debito sovrano.

Tutto continua a dipendere dall’istituzione presieduta dall’altro “Super Mario”, che giovedì è rimasto fermamente tedesco nel negare alla Banca centrale europea il ruolo di prestatore di ultima istanza. Il vertice di Bruxelles non è stato il grande rientro dell’Italia in Europa, che molti avevano predetto. Del resto, il risultato del vertice non convince pienamente nemmeno il tecno premier. E’ stato un successo? “Non lo so, credo che non lo saprà nessuno prima di qualche giorno”, ha risposto Monti. “Ma non mi sembra un vertice dei fallimenti”. Monti si era dato alcune priorità, per cui si è speso e che però non sono state raggiunte: un riequilibrio tra austerità e solidarietà e la difesa della costruzione comunitaria a Ventisette e del mercato interno. Accreditato tra i partner dal rapido varo della manovra che gli era stata richiesta, ma privo di quella legittimità politica che sola può garantire un’effettiva forza negoziale, alla fine si è uniformato alla volontà dei suoi due grandi elettori, Merkel e Sarkozy, accettando l’austerità tedesca e il metodo intergovernativo francese. Merkel ha detto “no” agli Eurobond e al rafforzamento del firewall anti crisi. Sarkozy l’ha avuta vinta su “una Schengen dell’euro” a diciassette paesi più nove, che mette in pericolo il metodo comunitario. Il tentativo di convincere David Cameron a non autoescludersi non ha funzionato, e così il mercato interno ora rischia di essere molto meno liberale. “Avrei preferito un’impostazione totalmente comunitaria con una modifica di trattato che fosse a Ventisette”, ha commentato Monti. Si è battuto. La sua sconfitta è anche quella di Ventisette leader che non riescono più a integrare interessi divergenti.