Il lamento dell’innocente, nel suo Castello di rabbia
“Una violenza inaudita, un’offesa agli italiani. Ero convinto che mi assolvessero, cercano di eliminarmi dalla vita politica”. Silvio Berlusconi riceve in diretta televisiva la notizia della condanna a sette anni in primo grado nel processo Ruby, mentre è seduto in poltrona ad Arcore e, comprensibilmente, non la prende bene. Come dice Daniela Santanchè, “con questa magistratura salta tutto”, e la pasionaria si riferisce minacciosa alla logica delle larghe intese e al governo di Enrico Letta. E d’altra parte la condanna, con l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, è deflagrata nel Castello con la forza di una granata stordente.
24 AGO 20

“Una violenza inaudita, un’offesa agli italiani. Ero convinto che mi assolvessero, cercano di eliminarmi dalla vita politica”. Silvio Berlusconi riceve in diretta televisiva la notizia della condanna a sette anni in primo grado nel processo Ruby, mentre è seduto in poltrona ad Arcore e, comprensibilmente, non la prende bene. Come dice Daniela Santanchè, “con questa magistratura salta tutto”, e la pasionaria si riferisce minacciosa alla logica delle larghe intese e al governo di Enrico Letta. E d’altra parte la condanna, con l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, è deflagrata nel Castello con la forza di una granata stordente. Ma dopo una prima reazione tosta e umorale, dopo uno sfogo prolungato contro la magistratura militante e anche, un po’, contro il Quirinale che non lo avrebbe tutelato nemmeno di fronte alla Corte costituzionale che gli ha dato torto appena pochi giorni fa, in Berlusconi alla fine ha prevalso un ragionamento più freddo, politico, che distingue la sua personale vicenda giudiziaria dal destino del governo di grande coalizione. E per la seconda volta dopo una condanna, a difesa del padre ieri è intervenuta pubblicamente Marina Berlusconi, la figlia primogenita che il mormorio del Castello vorrebbe in campo, a fianco del patriarca indebolito dagli assalti giudiziari. “Questo processo è stato concepito per essere celebrato sulle pagine dei giornali e nei talk-show”, ha detto il presidente della Mondadori, “per sfregiare l’uomo individuato come il nemico politico da demolire e non per stabilire la verità dei fatti”.
Di fronte all’avvocato e onorevole Niccolò Ghedini che lo ha raggiunto a Villa San Martino subito dopo la lettura della sentenza in aula, il Cavaliere, circondato dalla corte, ha condiviso un ragionamento che in serata lo ha allontanato dall’idea di dichiarazioni esplosive, violentemente destabilizzanti nei confronti degli equilibri delle larghe intese. Aveva pensato di presentarsi di fronte alle telecamere, con un messaggio tonante consegnato ai telegiornali della sera. Poi niente, solo una nota che non scioglie i dubbi sul quadro politico, ma concentra il fuoco sulla questione giudiziaria. “Intendo resistere a questa persecuzione”, ha detto Berlusconi. “Sono assolutamente innocente e non voglio in nessun modo abbandonare la mia battaglia per fare dell’Italia un paese davvero libero e giusto”.
Non esiste alcun vantaggio immediato che derivi dalla caduta di questo governo, pensano nel Castello. Solo all’interno della maggioranza, solo nelle stanze del potere esecutivo, Berlusconi può tentare ancora di tessere una trama politica con il poco filo rimasto. D’altra parte la vera partita, quella più urgente e pericolosa, adesso riguarda il processo Mediaset, che a novembre dovrebbe arrivare a sentenza definitiva in Corte di Cassazione. Con la condanna, e la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici, il Senato sarebbe immediatamente chiamato a esprimersi sulla decadenza del Cavaliere dal seggio senatoriale. Un’eventualità apocalittica, dalle conseguenze imprevedibili. E difatti nei corridoi meglio riparati del Pd, nelle stanze silenziose del Quirinale e di Palazzo Chigi, tra alcuni grand commis de l’état, il problema comincia a essere sollevato con trepidante preoccupazione. E’ un sussurro che s’intercetta appena negli angoli meno illuminati del Palazzo, sono mezze frasi, pensieri inconfessabili e ancora scomposti, ma in caso di condanna nelle mani del centrosinistra si potrebbe materializzare la possibilità di sciogliere la grana Berlusconi per via politica e non giudiziaria, con un voto che, in Senato, a scrutinio segreto, metta al riparo il Cavaliere consentendogli di mantenere le guarentigie. Ma, ovviamente, a certe garanzie, come, per esempio, il sostegno alla grande coalizione e, forse, anche il suo ritiro dal proscenio della politica attiva. “Al di là delle sentenze, dovrebbe fare un passo indietro. Anche per se stesso”, dice Walter Veltroni. E’ per questo che sempre di più negli ambienti milanesi e aziendalisti dell’universo berlusconiano si maneggia il nome di Marina, la Berlusconi vendicatrice? Chissà.
Oggi il Cavaliere sarà a Roma, vedrà il presidente del Consiglio Enrico Letta e poi riunirà a Palazzo Grazioli la sua corte agitata e pronta a ogni mobilitazione in una settimana di passione giudiziaria per il grande capo che, dopodomani, vedrà sciogliersi in Cassazione, probabilmente in termini per lui ancora negativi, anche la vicenda sul lodo Mondadori e il risarcimento di 560 milioni di euro alla Cir di Carlo De Benedetti.