Speciale online 17:33
I nomi e i (molti) problemi delle nuove sanzioni alla Russia
Tra i 15 nuovi personaggi che l’Unione europea ha scelto per il terzo round di sanzioni legate alla crisi in Ucraina ci sono il generale Valery Gerasimov, capo del comando generale dell’esercito russo, e il generale Igor Sergun, che è ritenuto il capo dell’intelligence militare di Mosca. Risultano anche il vice primo ministro del governo russo, Dmitri Kozak, e gli auto proclamati sindaci separatisti delle città di Luhansk e Donetsk nell’oriente ucraino. Ma non ci sono i membri del circolo intimo del presidente Vladimir Putin, sanzionati lunedì dall’Amministrazione Obama, né i capi delle grandi aziende energetiche russe, Igor Sechin del colosso petrolifero Rosneft e Gennady Timchenko del Volga Group. Leggi anche Con le sanzioni i russi guardano alla Gran Bretagna
24 AGO 20

Tra i 15 nuovi personaggi che l’Unione europea ha scelto per il terzo round di sanzioni legate alla crisi in Ucraina ci sono il generale Valery Gerasimov, capo del comando generale dell’esercito russo, e il generale Igor Sergun, che è ritenuto il capo dell’intelligence militare di Mosca. Risultano anche il vice primo ministro del governo russo, Dmitri Kozak, e gli auto proclamati sindaci separatisti delle città di Luhansk e Donetsk nell’oriente ucraino. Ma non ci sono i membri del circolo intimo del presidente Vladimir Putin, sanzionati lunedì dall’Amministrazione Obama, né i capi delle grandi aziende energetiche russe, Igor Sechin del colosso petrolifero Rosneft e Gennady Timchenko del Volga Group. Prudentemente l’Europa ha evitato che le nuove sanzioni, che prevedono un congelamento degli asset economici e un divieto di viaggio, colpissero parti sensibili dell’economia russa, e si è concentrata sui personaggi legati agli avvenimenti sul campo della crisi ucraina. La differenza con le sanzioni obamiane arrivate il giorno prima, forse le più dure dall’inizio della crisi, segna il cambio di passo tra i due alleati, tra un’America decisa a colpire Putin economicamente (ieri il segretario di stato John Kerry ha minacciato un’estensione delle sanzioni anche a interi settori dell’economia, sul modello iraniano) e un’Europa divisa, con alcuni paesi, per primi Italia e Germania, impegnati a limitare i danni e a salvaguardare i rapporti economici e commerciali con Mosca.
Ieri Barack Obama si trovava nelle Filippine, l’ultima tappa del suo viaggio asiatico, e una serie di domande da parte di alcuni corrispondenti hanno trasformato la conferenza stampa con il presidente filippino Benigno Aquino in una breve apologia della strategia in politica estera dell’Amministrazione americana. “Il mio lavoro come commander in chief prevede che io guardi a quali saranno i nostri interessi di sicurezza sul lungo termine”, ha detto Obama. Sulla questione ucraina questi interessi non prevedono l’invio di armi (né, ovviamente, di truppe) a Kiev, ma il proseguimento delle sanzioni economiche, che secondo Obama si stanno rivelando un successo. Le statistiche economiche della Russia sono in calo, quest’anno il paese potrebbe entrare in recessione, nei primi mesi dell’anno sono già usciti dal paese 60 miliardi di dollari in più di quanti non fossero usciti in tutto il 2013. Il vice primo ministro russo Sergei Ryabkov ha detto che i provvedimenti dell’occidente potrebbero costituire “un colpo” per alcuni settori dell’economia e che l’occidente sta facendo calare una “cortina di ferro” economica come ai tempi della guerra fredda.
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Secondo alcuni commentatori, tuttavia, le sanzioni alla Russia, per quanto applicate con intelligenza, non influenzeranno in maniera consistente la strategia di Putin. Su Slate Fred Kaplan nota come le sanzioni economiche non abbiano avuto grande influenza sulle scelte geopolitiche di nessuno dei paesi a cui sono state applicate, specie quando, come nel caso della Russia, sono in gioco “gli interessi vitali” del sanzionato. Steven Mufson, sul Wonkblog del Washington Post, sostiene che la capacità dei russi di resistere alle ristrettezze economiche è molto maggiore di quella delle grandi compagnie energetiche europee e americane di resistere a un eventuale bando sui commerci.
Lunedì scorso l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder ha festeggiato il suo settantesimo compleanno a San Pietroburgo. Era una festa privata, ma l’organizzatore era di North Stream, il consorzio di oleodotti controllato da Gazprom e di cui Schröder è l’amministratore. Alla festa ha partecipato anche Vladimir Putin, che ha tenuto un breve discorso, oggi sono state pubblicate foto dei due che si abbracciano allegramente. Schröder non ha più alcun incarico pubblico in Germania, ma è ancora influente e la sua posizione di difesa delle prerogative della Russia in Ucraina è molto ascoltata. In questi stessi giorni il governo tedesco di Angela Merkel sta trattando per la liberazione di sette degli otto osservatori internazionali, legati all’Osce ma sotto la responsabilità di Berlino, rapiti venerdì dalle milizie pro russe nell’est ucraino.
Ieri Barack Obama si trovava nelle Filippine, l’ultima tappa del suo viaggio asiatico, e una serie di domande da parte di alcuni corrispondenti hanno trasformato la conferenza stampa con il presidente filippino Benigno Aquino in una breve apologia della strategia in politica estera dell’Amministrazione americana. “Il mio lavoro come commander in chief prevede che io guardi a quali saranno i nostri interessi di sicurezza sul lungo termine”, ha detto Obama. Sulla questione ucraina questi interessi non prevedono l’invio di armi (né, ovviamente, di truppe) a Kiev, ma il proseguimento delle sanzioni economiche, che secondo Obama si stanno rivelando un successo. Le statistiche economiche della Russia sono in calo, quest’anno il paese potrebbe entrare in recessione, nei primi mesi dell’anno sono già usciti dal paese 60 miliardi di dollari in più di quanti non fossero usciti in tutto il 2013. Il vice primo ministro russo Sergei Ryabkov ha detto che i provvedimenti dell’occidente potrebbero costituire “un colpo” per alcuni settori dell’economia e che l’occidente sta facendo calare una “cortina di ferro” economica come ai tempi della guerra fredda.
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Secondo alcuni commentatori, tuttavia, le sanzioni alla Russia, per quanto applicate con intelligenza, non influenzeranno in maniera consistente la strategia di Putin. Su Slate Fred Kaplan nota come le sanzioni economiche non abbiano avuto grande influenza sulle scelte geopolitiche di nessuno dei paesi a cui sono state applicate, specie quando, come nel caso della Russia, sono in gioco “gli interessi vitali” del sanzionato. Steven Mufson, sul Wonkblog del Washington Post, sostiene che la capacità dei russi di resistere alle ristrettezze economiche è molto maggiore di quella delle grandi compagnie energetiche europee e americane di resistere a un eventuale bando sui commerci.
Lunedì scorso l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder ha festeggiato il suo settantesimo compleanno a San Pietroburgo. Era una festa privata, ma l’organizzatore era di North Stream, il consorzio di oleodotti controllato da Gazprom e di cui Schröder è l’amministratore. Alla festa ha partecipato anche Vladimir Putin, che ha tenuto un breve discorso, oggi sono state pubblicate foto dei due che si abbracciano allegramente. Schröder non ha più alcun incarico pubblico in Germania, ma è ancora influente e la sua posizione di difesa delle prerogative della Russia in Ucraina è molto ascoltata. In questi stessi giorni il governo tedesco di Angela Merkel sta trattando per la liberazione di sette degli otto osservatori internazionali, legati all’Osce ma sotto la responsabilità di Berlino, rapiti venerdì dalle milizie pro russe nell’est ucraino.