Così risalgono le quotazioni di Blair per la presidenza europea

Il primo ministro di un paese di dimensioni paragonabili alla provincia di Ancona ieri si è candidato contro Tony Blair per il posto di presidente stabile del Consiglio europeo. “Se mi venisse chiesto, non avrei alcun motivo di rifiutare”, ha annunciato al Monde il premier del Lussemburgo, Jean-Claude Juncker, il cui nome circola da mesi come alternativa all’ex premier britannico. “Farò tutto il possibile affinché una certa persona non divenga presidente del Consiglio europeo”, aveva avvertito Juncker. E su Facebook nasce un fan club per Tony presidente
23 AGO 20
Ultimo aggiornamento: 01:48 | 24 AGO 20
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Il primo ministro di un paese di dimensioni paragonabili alla provincia di Ancona ieri si è candidato contro Tony Blair per il posto di presidente stabile del Consiglio europeo. “Se mi venisse chiesto, non avrei alcun motivo di rifiutare”, ha annunciato al Monde il premier del Lussemburgo, Jean-Claude Juncker, il cui nome circola da mesi come alternativa all’ex premier britannico. “Farò tutto il possibile affinché una certa persona non divenga presidente del Consiglio europeo”, aveva avvertito Juncker alcuni giorni fa. Dopo una settimana difficile, le quotazioni di Blair sono risalite lunedì. Ha l’appoggio del governo inglese, il francese Bernard Kouchner è tornato a esprimere l’apprezzamento di Parigi e anche Berlino pare disponibile a sostenerlo. Nicolas Sarkozy e Angela Merkel ne discuteranno questa sera a cena, e così Juncker ha lanciato l’autocandidatura. “So che non bisogna candidarsi per funzioni di questo tipo. Occorre aspettare gli appelli degli altri”, ha detto Juncker. Ma l’Ue deve essere guidata da lui, cioè “qualcuno in grado di unire attorno ai compromessi virtuosi e che non faccia finta di rappresentarla all’esterno senza aver garantito la sua coesione interna”.
Juncker è l’Europa di ieri – dicono ora i diplomatici vicini a Sarkozy – E’ ancora concentrato sul metodo comunitario, mentre siamo passati a un’era di relazioni intergovernative”. Al potere ininterrottamente da 14 anni, il lussemburghese è ancorato alla visione e ai rapporti di forza della Vecchia Europa franco-tedesca di Jacques Chirac, Gerhard Schröder e Romano Prodi, con cui continua a intrattenere ottimi rapporti. Le relazioni con i nuovi leader pragmatici sono sempre state difficili. Con lo stesso Blair Juncker si scontrò nel giugno del 2005: il premier lussemburghese voleva a tutti i costi salvare la sua presidenza di turno dell’Ue continuando a riservare metà del bilancio comunitario alla Politica agricola comune, mentre l’allora premier britannico insisteva per investire in ricerca e sviluppo.
Antiamericano durante la presidenza Bush, pacifista nella guerra in Iraq, federalista quando non è in discussione la sovranità bancaria del suo paese, Juncker è il candidato preferito dall’europeismo conformista e dell’eurocrazia, che iniziò a bazzicare nel 1989 quando divenne ministro delle Finanze. Con lui sono stati negoziati i trattati più volte bocciati dagli elettori: Maastricht, Amsterdam, Nizza, la Costituzione, Lisbona. Nel maggio-giugno del 2005, sotto la presidenza di turno del Lussemburgo, francesi e olandesi votarono “no” al Trattato costituzionale. Ma la Costituzione “non è morta”, fu la risposta di Juncker, che per dimostrarlo costrinse i lussemburghesi a un referendum. Alla presidenza dell’Eurogruppo dal 2004, sin da subito è stato debole con i forti (Germania e Francia) e forte con i deboli (Italia, Grecia e Portogallo). Nell’autunno del 2008, allo scoppio della crisi finanziaria, Juncker sostenne che l’Europa ne sarebbe uscita indenne, perché il suo sistema bancario era “immune dagli eccessi” americani. Oggi ha abbandonato il rigorismo, dopo aver assistito inerme alla fine del Patto di stabilità.
Juncker è “l’opposto di Blair”, sintetizza al Foglio un ambasciatore. Il premier lussemburghese sarebbe “un presidente notarile”, con il compito di fissare l’ordine del giorno dei vertici e di trovare compromessi minimi tra i Ventisette. L’ex premier inglese sarebbe invece “un presidente forte e carismatico”, in grado davvero di essere ascoltato a Washington, Pechino o Nuova Delhi. E’ per questo che Romano Prodi e Valéry Giscard d’Estaing non lo possono vedere, Blair.