Commento a "perché siamo sempre sconfitti"

A proposito del bell'articolo "Perché siamo sempre sconfitti", mi permetto di aggiungere:forse non abbiamo ancora capito (o meglio, accettato) che lo stile, la logica di Dio, fattosi uomo in Gesù, è quello della croce-risurrezione. Quello, cioè dell'apparente sconfitta, del fallimento, della minoranza. E' indubbiamente uno stile difficile da comprendere e da accettare. Richiede riflessione e fiducia credere che Cristo sulla croce era in comunione con tutti i disgraziati, le vittime e le Eluane della storia e che continuerà a esserlo fino alla fine. Una fiducia molto difficile da concedere a Qualcuno che non è evidente, non è generalmente tangibile, interpellabile, fotografabile. D'altra parte ogni generazione ha avuto le sue apparenti sconfitte, i suoi presunti fallimenti. Penso alle persecuzioni crudeli e persistenti dei primi secoli dopo Cristo, le eresie e gli scismi che hanno lacerato il Medioevo, il furore distruttivo dell'Iluminismo e della Rivoluzione francese, l'orrore delle Guerre Mondiali e delle ideologie naziste e comuniste che hanno portato all'Olocausto e ai goulag. La nostra generazione deve lottare contro l'apostasia generale, edonismo il nichilismo, che portano solo frutti di morte: aborto, eutanasia, eugenetica, sperimentazione aberrante fra cellule umane e animali, disintegrazione dei valori. Non credo alle ricette facili, tipo crociate culturali, manifestazioni, vescovi che alzano la voce ecc. Dobbiamo solo tenere duro e attendere che Dio adempia la sua promessa: quella della risurrezione. Mi consola pensare che anche i discepoli di Emmaus, se ne stavano tornando a casa, delusi... Non è facile credere che il bello deve ancora venire, che la croce non avrà l'ultima parola sulla Storia. E' una scommessa, diceva Pascal. Dobbiamo solo scegliere per chi scommettere.