Testori lo diceva maggiore nel Novecento, questo Gran Lombardo che divide i cattolici
Il nostro eroe letterario così scrisse: “Noi italiani, nell’immensa maggioranza, siamo laici o cattolici o pagani secondo le ore del giorno, le circostanze della vita, le occasioni, gli umori. Come, del resto, nei secoli rinascimentali: quando in ogni ceto e ambiente sociale convivevano sulle pareti e negli animi le immagini e i miti di Gesù e Madonne, Apollo e Muse, Mosè e Salomè, Santi e Martiri miracolosi e medioevali, Venere e Diana con habitués innumerevoli.
23 AGO 20

Panzeri sottolinea il carattere non ideologico dell’opera di Arbasino. “E’ il suo pregio. Dagli anni Sessanta in poi le sue pagine sono il diario dello sfascio civile”. Forse il suo agnosticismo ideologico imbarazza i lettori cattolici che non sanno bene come catalogarlo. “E’ la difficoltà di tutti i suoi interlocutori”, secondo Panzeri. “Quella di Arbasino è la stessa inclassificabile grandezza di Testori che non rientrava nei ranghi del cattolicesimo istituzionale, sempre a metà tra bestemmia e preghiera. Anche nel momento di massimo riavvicinamento alla chiesa, Testori non poteva fare a meno dei propri furori linguistici”. Un’eterodossia stilistica che diventa inclassificabilità dogmatica per l’uno e per l’altro. “Altrimenti non sarebbero così liberi nel giudicare la realtà”, osserva Panzeri. Sarebbe dunque sbagliato derubricare a religione da tinello le sue reminiscenze (“Di sera, dopopranzo, in sala, perdinci, perbacco, caspita, rosario e radio” è un formidabile haiku della Cronologia). Accanto alle annotazioni di folklore e devozione ci sono le frequentazioni, come quelle di “Parigi o cara” (1960) con il cattolicissimo François Mauriac e i più inquieti Jean Cocteau e Julien Green, che attestano una certa conoscenza della cultura cattolica. Resta il fatto che quando scrive sui giornali Arbasino disdegna le sistemazioni teoriche ed è affascinato dallo splendore del sacro: “Milioni di pagine sofisticate e accademiche possono riuscire teologicamente pregevolissime. Però risultano marginali e decorative per una gran massa di fedeli e credenti cui importano soprattutto le grandi questioni fondamentali e primarie, con risposte autorevoli e nette, generalmente evitate.
E prima di tutto: come mai, da parecchio tempo, gli dei e Profeti principali delle massime religioni hanno smesso di compiere quei prodigi e miracoli che li hanno resi famosi e venerati, e oltre a tutto a loro non costavano un soldo?” (Repubblica del 18 agosto 1996, ma la domanda ricorre altre volte). Secondo Panzeri non sono parole nostalgiche né irridenti. “Rispetto al disastro attuale della società italiana, lui guarda agli anni Sessanta come a un Eden in cui tutto era possibile, con valori e genialità di ben altra sostanza. Non è un’operazione nostalgica ma l’indicazione di un modello di rigore intellettuale e morale”. Altro che panna montata, qui abbiamo a che fare con uno scrittore di valore più che di valori. La sua lingua non comunica, esiste. Una lingua-mondo così pericolosamente (mondanamente) simile alla Parola attestata dai credenti. Ah, se tu squarciassi i cieli e scendessi…
E prima di tutto: come mai, da parecchio tempo, gli dei e Profeti principali delle massime religioni hanno smesso di compiere quei prodigi e miracoli che li hanno resi famosi e venerati, e oltre a tutto a loro non costavano un soldo?” (Repubblica del 18 agosto 1996, ma la domanda ricorre altre volte). Secondo Panzeri non sono parole nostalgiche né irridenti. “Rispetto al disastro attuale della società italiana, lui guarda agli anni Sessanta come a un Eden in cui tutto era possibile, con valori e genialità di ben altra sostanza. Non è un’operazione nostalgica ma l’indicazione di un modello di rigore intellettuale e morale”. Altro che panna montata, qui abbiamo a che fare con uno scrittore di valore più che di valori. La sua lingua non comunica, esiste. Una lingua-mondo così pericolosamente (mondanamente) simile alla Parola attestata dai credenti. Ah, se tu squarciassi i cieli e scendessi…