Soldi, politica, etica - il caso Penati
Specchio delle mie brame, chi è il più corrotto del reame?
Il Partito democratico dev’essere impazzito. Si è messo in una gara con il capogruppo Pdl in Senato, Maurizio Gasparri, che gongola. Tema: specchio delle mie brame, chi è il più corrotto del reame? Variante: specchio delle mie brame, chi è il più giustizialista del reame? Un tempo il Pci, il progenitore A, per dirla con Zapatero, e cioè il genitore più robusto del Pd, espelleva i suoi iscritti, dissenzienti per la maggior parte, per “indegnità politica e morale”. Poi cambiò registro, e le radiazioni assunsero un carattere meno temerario. Leggi Tutti i dubbi del Pd sulla commissione che dovrà giudicare Penati di Alessandra Sardoni - Leggi Manovre del Pd per il dopo Bersani
23 AGO 20

Si parte bene, con la richiesta a Penati di rinunciare alla prescrizione, di non difendersi in giudizio nell’unico modo possibile per un dirigente di partito e amministratore contro il quale sono scaricate addosso accuse infamanti da parte di cordate imprenditoriali che si ricordano di essere state taglieggiate con molti anni di ritardo, e hanno un evidente interesse al ricordo tardivo. La prescrizione, che è una regola giudiziaria valida per tutti e insindacabile, perché fissa la credibilità stessa di un processo, dovrebbe essere gettata alle ortiche in una procedura in cui i tempi della denuncia sono la dimostrazione stessa della sua parzialità e malmostosità. Eppoi Antonio Pizzinato, una gloria della sinistra milanese tutta d’un pezzo, dice che il tenore di vita di Penati non è cambiato di un millimetro, in tutti questi anni. E il Pd, invece di dire la verità politica ed etica sui rapporti tra i soldi e la vita pubblica, una verità dovuta dai tempi delle spericolate crociate moralizzatrici di Berlinguer, sta lì a ingarellarsi con gli aquirenti di case a loro insaputa. Ma che bella guerra! (Domani la nostra opinione sul carattere belluino, vendicativo e politicamente suicida della campagna del Pdl sul caso Penati).
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Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.
