Non più “meno tasse per tutti”, ora si porta “morte a Equitalia”
Il ventennio della Seconda Repubblica è stato soprattutto un prolungato confronto elettorale in materia fiscale. Le due aliquote e la rivoluzione fiscale, promesse da Silvio Berlusconi nel 1994, hanno dato il la a una serie di programmi politici e di campagne parlamentari al centro delle quali la politica fiscale ha sempre avuto un ruolo qualificante. Dalla abolizione dell’Irap alla eliminazione dell’Ici, dall’aliquota unica Irpef all’Iva per cassa, il fisco ha orientato voti e consensi. di Edoardo Narduzzi
23 AGO 20

Il ventennio della Seconda Repubblica è stato soprattutto un prolungato confronto elettorale in materia fiscale. Le due aliquote e la rivoluzione fiscale, promesse da Silvio Berlusconi nel 1994, hanno dato il la a una serie di programmi politici e di campagne parlamentari al centro delle quali la politica fiscale ha sempre avuto un ruolo qualificante. Dalla abolizione dell’Irap alla eliminazione dell’Ici, dall’aliquota unica Irpef all’Iva per cassa, il fisco ha orientato voti e consensi. Molto meno del promesso è stato poi realizzato dai vincitori, che troppo spesso hanno potuto invocare una crisi globale o una convergenza eurocentrica per rinviare le proposte fiscali votate dalla maggioranza relativa degli elettori. La prossima campagna elettorale si annuncia, comunque, originale proprio in materia fiscale. Oggi non sono più le varie imposte o le diverse aliquote a interessare l’offerta delle più o meno rinnovate forze politiche. Stavolta la contesa programmatica si è spostata sugli strumenti del fisco e su Equitalia in particolare. Il leader del M5s, Beppe Grillo, ha messo nero su bianco che se vincerà le elezioni del prossimo marzo il suo partito liquiderà Equitalia.
Una proposta che segue la dichiarazione dello sfidante più innovativo nel campo del centrosinistra, Matteo Renzi, che lo scorso 26 ottobre ha testualmente dichiarato: “Equitalia è una parentesi che deve finire, ha fallito”. E poi, in piena campagna per le primarie, ha rincarato la dose: “Equitalia è nata con Tremonti, ma i poteri gliel’ha dati un decreto Bersani-Visco. La struttura, che è debole con i forti e forte con i deboli, non ci serve”. La società di riscossione è da tempo nel mirino politico anche del segretario leghista Roberto Maroni e piace poco a pezzi crescenti del Pdl dove è stato lo stesso Angelino Alfano a proporre di ridimensionare i poteri di Equitalia. Questa ennesima anomalia italiana si spiega con la prolungata recessione e con il fatto che, prima della nascita di Equitalia, la riscossione coattiva dei tributi era in Italia una pratica non organizzata secondo standard occidentali di qualità ed efficienza. Chiedere di pagare imposte poco riscosse nel passato e farlo per di più in piena crisi, inevitabilmente innesca malumore. Ma parte della ragione va ricercata altrove, nella scarsa e incompleta comunicazione di dettaglio con la quale la stessa società di riscossione ha informato i cittadini del cambiamento. Le carte esattoriali, poco comprensibili persino a chi ha un dottorato in fisco, non possono piovere dall’alto senza essere state anticipate da una qualche forma di informativa istituzionale capillare. Altro elemento che spiega è l’anomalia italiana nell’avere una spa dello stato al 100 per cento come strumento operativo per realizzare una funzione tipicamente amministrativa.
Se, invece di Equitalia, le imposte fossero riscosse da una apposita divisione della Agenzia delle entrate, buona parte del malessere degli ultimi tempi non si sarebbe neppure manifestata, perché nessun politico può pensare di abolire una funzione chiave per qualsiasi amministrazione pubblica come oggi si propone di fare con Equitalia spa. La società statale sarà tema di dibattito nelle prossime settimane, catalizzerà più attenzione di quanto sarebbe normale in una campagna elettorale per una materia tutto sommato tecnica qual è la riscossione dei tributi. Per guadagnare voti, sarebbe molto meglio discutere di imposte e di riforme fiscali che della soppressione di Equitalia, ma, i ritardi nel riorganizzarsi e anche nel sopprimere la forma giuridica della spa da parte di Equitalia, hanno prestato un facile fianco alle forze politiche e così, invece di discutere di soppressione dell’Irap si discetterà su come abolire Equitalia.
di Edoardo Narduzzi