Libertà d’autore
Nella Notte della Rete, tutti i gatti sono bigi. Il nuovo regolamento in votazione all’Agcom e che intende tutelare il diritto d’autore – rendendo più spedita la rimozione dal Web dei “contenuti” che lo violano su semplice segnalazione dei detentori del copyright, senza più passare attraverso un giudice – è un meccanismo forse eccessivamente automatico, ed è comprensibile che si possano avanzare critiche per migliorarlo. Leggi La libertà d’espressione è al sicuro: ecco cosa succede oggi all’Agcom
23 AGO 20

Nella Notte della Rete, tutti i gatti sono bigi. Il nuovo regolamento in votazione all’Agcom e che intende tutelare il diritto d’autore – rendendo più spedita la rimozione dal Web dei “contenuti” che lo violano su semplice segnalazione dei detentori del copyright, senza più passare attraverso un giudice – è un meccanismo forse eccessivamente automatico, ed è comprensibile che si possano avanzare critiche per migliorarlo. Meno comprensibili sono certi toni apocalittici. A manifestare a Roma contro le mire dei “gerarchi d’autore” dell’Agcom che metterebbero “a rischio la libertà di informazione in rete” c’era anche un sacco di gente che i diritti d’autore non li molla affatto, anzi legittimamente ci campa come del frutto del proprio lavoro. Contraddizione logica, ma forse prima ancora culturale. Secondo gli oppositori dell’Agcom, la libertà di contenuto in Rete è un fondamentale “esercizio di libertà”, paragonabile ad altri come “la libertà di manifestazione del pensiero, il diritto di cronaca” e addirittura il “diritto all’identità personale”. Nel consueto, delirante chiacchiericcio che ormai accompagna ogni “grande mobilitazione nata dalla Rete” si è giunti a parlare di “attentato alla rivoluzione del Web”, evocando piazza Tahir. Si dimentica però qualcosa, in questa fola di Internet come la nuova piazza.
In piazza si svolgono due libere attività: si parla, e si fa il mercato. Il diritto d’autore è non è un’invenzione borghese, come gli scalmanati credono, e dunque da bruciare come una volta i reggiseni. Fa parte a pieno titolo della sfera della proprietà privata, che non è un furto, ma un diritto naturale della persona. Negarlo, non ha mai portato bene. Nell’Unione sovietica dei piani quinquennali delle arti e dell’Unione degli scrittori il diritto d’autore non c’era, al pari della libertà d’espressione. Nei regimi comunisti era normale non pagare agli autori stranieri le royalities, schifezze borghesi. E la Cina di oggi è un paese in cui né la proprietà intellettuale, né la libertà di parola, sono molto difese. Libertà d’espressione e diritto di proprietà, e dunque di mercato, delle opere d’ingegno non sono due opposti assoluti, al contrario crescono di pari passo e si devono integrare.
In piazza si svolgono due libere attività: si parla, e si fa il mercato. Il diritto d’autore è non è un’invenzione borghese, come gli scalmanati credono, e dunque da bruciare come una volta i reggiseni. Fa parte a pieno titolo della sfera della proprietà privata, che non è un furto, ma un diritto naturale della persona. Negarlo, non ha mai portato bene. Nell’Unione sovietica dei piani quinquennali delle arti e dell’Unione degli scrittori il diritto d’autore non c’era, al pari della libertà d’espressione. Nei regimi comunisti era normale non pagare agli autori stranieri le royalities, schifezze borghesi. E la Cina di oggi è un paese in cui né la proprietà intellettuale, né la libertà di parola, sono molto difese. Libertà d’espressione e diritto di proprietà, e dunque di mercato, delle opere d’ingegno non sono due opposti assoluti, al contrario crescono di pari passo e si devono integrare.