Il tormento dello stato maggiore
La campagna di affissioni dei grandi 6x3 con scritto “Ancora in campo per l’Italia” è partita. I network militanti come Forzasilvio.it martelleranno tutta l’estate le parole d’ordine e le ragioni del ritorno all’antico marchio e al suo sogno politico. Sul sito ufficiale del Popolo della libertà è già ricomparso lo storico logo che profuma di nuovo, Forza Italia. A Ferragosto gli aeroplanini voleranno su tutte le spiagge, “recheranno le scritte ‘Forza Silvio’ e ‘Forza Italia’”, confermava ieri Daniela Santanchè all’incredulo Huffingtonpost. E il nome del leader è ancora uno, quello di Silvio Berlusconi. Ferrara Una grande storia
23 AGO 20

La campagna di affissioni dei grandi 6x3 con scritto “Ancora in campo per l’Italia” è partita. I network militanti come Forzasilvio.it martelleranno tutta l’estate le parole d’ordine e le ragioni del ritorno all’antico marchio e al suo sogno politico. Sul sito ufficiale del Popolo della libertà è già ricomparso lo storico logo che profuma di nuovo, Forza Italia. A Ferragosto gli aeroplanini voleranno su tutte le spiagge, “recheranno le scritte ‘Forza Silvio’ e ‘Forza Italia’”, confermava ieri Daniela Santanchè all’incredulo Huffingtonpost. E il nome del leader è ancora uno, quello di Silvio Berlusconi. La campagna di comunicazione e ri-motivazione dell’elettorato colpito e frastornato è insomma univoca, di fatto i contenuti-base sono quelli del comizio romano del Cavaliere di due domeniche fa. Anche se lo slogan “Ancora in campo per l’Italia”, fanno notare dalla sala macchine del movimento, è volutamente “polisemico”, adatto a più letture, allude all’impegno in un governo “per l’Italia” che può essere (ancora un po’) sostenuto, ma anche a una competizione imminente, con simbolo chiaro e candidato certo. Seppure, hai visto mai?, da sottoporre alla verifica di un futuro incerto.
Eppure nelle prospettive del partito in via di trasformazione, e del suo stato maggiore diviso tra lotta e governo, la situazione è tutt’altro che univoca. Soprattutto lo stato maggiore, ha il tormento di Marina. Il tormento del suo futuro. C’è Daniela Santanchè, che probabilmente interpreta meglio di tutti il cuore del popolo berlusconiano, che senza mezzi termini dice “io voglio una dinastia Berlusconi in Italia”, e predica che ormai “questo governo è finito”. E c’è Fabrizio Cicchitto, fra i maggiorenti del Pdl uno dei più esposti nelle ultime settimane, che ieri all’Unità spiegava che “il problema è ricostruire accanto a Berlusconi, al di là delle sigle, un partito realmente democratico radicato sul territorio”. Un partito “non più leggero e a conduzione verticistica ma con congressi e primarie”. Non esattamente il progetto che sventoleranno gli aeroplanini di Ferragosto, seppure la fedeltà al Cav. “non surrogabile” resti totale. Perché il tormento, oltre alla forma partito, alle primarie e al radicamento, è anche un po’ Marina: “Non credo ai passaggi di staffetta di tipo familiare”. Il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri, che pure aveva subito detto di credere di più ai “processi di natura politica”, che alle dinastie, confida ora al Foglio di aver imparato “a non stupirmi più di niente”. Ma per quanto riguarda l’analisi, conferma che si tratta di un agosto di “presenza e attesa”, e che più in là non è dato guardare. “Siamo attestati nella difesa di Berlusconi, il generale agosto non cancella il vulnus. Ci sono tanti passaggi delicati di cui bisogna vedere l’esito. Esposito, la sentenza, il quadro politico. E, senza operare alcuna forzatura, restiamo in rispettosa attesa di possibili segnali istituzionali”. Presenza e attesa. Cavilli e incastri. “Questione di settimane”.
“In politica ci sono i tempi”, dice anche il presidente dei deputati pidiellini Renato Brunetta. “E adesso è il tempo di Letta, della governabilità, di certe tecnicalità che riguardano Berlusconi”. Non si possono eludere. “Ma i tempi della politica hanno una caratteristica: scadono. E scadono per volontà politica. Quattro anni, quattro mesi… Ma per l’Imu o ‘l’agibilità’ di Berlusconi scadranno molto prima, settimane”. Però adesso si resta in un tempo sospeso, per cui ha poco costrutto, ragiona Brunetta, occuparsi della leadership che si determinerà “dopo”. “La forma che prenderà il partito è chiara, il leader ora c’è. Chi vincerà? Vincerà chi al momento giusto riuscirà a fare la ‘compressione semantica’ di tutti gli elementi in gioco. Ci vuole il filtro giusto. E da vent’anni, il filtro giusto è il Cavaliere”.
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