Egitto, l'esercito sgombera i sit-in. I morti sono più di 150

E’ salito a 150 il bilancio delle vittime in Egitto. All’alba le forze di sicurezza del regime hanno circondato con carri armati e bulldozer le due zone della capitale occupate dai sit-in facendo quindi irruzione e procendendo con lo sgombero. Il Cairo, Nasser City, Suez, Fayoum le zone più colpite. Un primo bilancio provvisorio parlava di 124 vittime, il ministero della Sanità ne accertava invece 95 aggiungendo al conto anche 874 feriti mentre i Fratelli Musulmani riferivano addirittura di oltre 2000 vittime. Il presidente ad interim Adly Mansour ha dichiarato lo stato di emergenza per un mese e nelle tarde ore del pomeriggio il vicepresidente El Baradei ha rassegnato le sue dimissioni.
23 AGO 20
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Il presidente egiziano ad interim Adly Mansour ha dichiarato lo stato di emergenza per un mese, dopo il bagno di sangue di oggi, seguito allo smantellamento dei campi dove i Fratelli Musulmani erano in sit-in permanente dal 3 luglio scorso per protestare contro la destituzione del presidente islamista Mohamed Morsi. L''annuncio è' stato fatto alla televisione di stato. Inoltre le autorità egiziane hanno imposto il coprifuoco dalle 19 alle 6 in diverse province del Paese. Lo ha annunciato la tv di stato. Nel pomeriggio Al Arabya ha annunciato che il vice presidente ad interim della Repubblica egiziana, Mohammad ElBaradei, si è dimesso.
Sono 124 i morti nell'operazione della polizia egiziana che ha smantellato i presidi dei sostenitori del presidente deposto Mohamed Morsi nella parte orientale del Cairo. Lo ha riferito un corrispondete della France Press, che ha ha avuto l'opportunita' di contare i cadaveri in tre obitori improvvisati a Rabaa al-Adawiya, una delle due aree occupate dai manifestanti (l'altra è piazza Nahda). La tv di stato, citando il ministero dell'Interno, ha riferito che tra le forze di sicurezza si registrano sei morti e 66 feriti.
Gli ultimi bollettini dalle diverse regione del paese interessate dagli scontri parlano di almeno nove morti nella provincia di Fayoum in seguito agli scontri avvenuti tra polizia e sostenitori del presidente deposto Morsi. Gli scontri sono avvenuti davanti ad un commissariato di polizia della provincia a sud del Cairo. I sostenitori di Morsi ne hanno attaccati almeno due, dando alle fiamme alcuni veicoli, hanno riferito testimoni. Scontri si sono verificati anche davanti agli uffici del governatore provinciale.

Altri due morti e 53 feriti sono stati invece registrati a Suez, dove da questa mattina sono in corso scontri tra le forze di sicurezza e i sostenitori del deposto presidente egiziano che ne chiedono il reintegro. A renderlo noto una fonte ufficiale medica al sito del quotidiano al-Ahram.
Habiba Ahmed Abd Elaziz è il nome della giornalista egiziana uccisa al Cairo, dove si sono registrati violenti scontri tra i sostenitori del deposto presidente e le forze di sicurezza egiziana. Lo rende noto il giornale degli Emirati Arabi 'Xpress' sul suo account su Twitter, dove scrive che la sua reporter Habiba Ahmed Abd Elaziz è stata ''uccisa al Cairo". La vittima lavorava anche per 'Gulf News', come si legge sulla sua pagina Facebook. Il padre è un esponente dei Fratelli Musulmani ed ex consigliere per l'informazione del deposto presidente Morsi.
Secondo fonti della Fratellanza musulmana, sarebbero almeno centoventi i morti accertati tra i manifestanti islamisti pro Morsi nella sola tendopoli di piazza Rabaa al-Alawiah al Cairo, la più grande tra le due attaccate all'alba dalle Forze di sicurezza. Sono cifre contestate dal ministero della Salute egiziano, che per ora parla di 203 civili feriti e 15 morti. I grandi organi d’informazione mantengono una posizione di cautela, riferendo di alcune decine di civili uccisi (36 al Jazeera, 15 la Bbc).

Gehad al-Haddad, portavoce dei Fratelli musulmani, scrive sulla sua pagina Twitter che il numero delle vittime "aumenta ogni minuto" a causa della "brutalità dell'esercito golpista". Il portavoce ha anche denunciato la presenza di "cecchini che sparano contro i dimostranti nel mezzo di piazza Rabaa al-Adawiya" e ha parlato di "ambulanze che non possono accedervi per soccorrere i feriti". Nel frattempo Il ministero dell'Interno egiziano ha invitato i dimostranti che si trovano in queste ore nelle strade e nelle piazze del Cairo a non utilizzare donne e bambini come scudi mentre sono in corso le operazioni di sgombero dei sit-in da parte della polizia. In una nota diffusa oggi e letta dalla tv di stato si legge che le operazioni stanno avendo luogo "secondo le istruzioni del governo" e "per la sicurezza del paese". Sono previsti, aggiunge il comunicato, "corridoi utilizzabili da coloro che vogliono lasciare i campi dei sit-in in sicurezza".

Piazza al-Nahda, il secondo luogo dove i sostenitori della Fratellanza stavano tenendo un sit-in, sarebbe già stata sgomberata dalle Forze di sicurezza, che avrebbero arrestato in tutto 150 “uomini armati” nel corso dell’operazione. La televisione di stato ha mostrato come, dopo lo sgombero, la polizia avrebbe ritrovato tra le tende una grande quantità di armi automatiche.
Il ministro dei Trasporti egiziano ha intanto bloccato tutti i treni del paese diretti al Cairo, per evitare che altri sostenitori del deposto presidente Morsi si aggreghino alla protesta.