Decifrare l’atomica iraniana

L’offensiva nucleare iraniana è basata su una tipica nozione israeliana: “Azimut”, ambiguità, opacità. Ha ragione chi dice che l’Iran sta costruendo un ordigno nucleare (il Foglio di oggi). Ha ragione anche chi dice che gli ayatollah non hanno ancora deciso di assemblarlo (il capo di stato maggiore israeliano, Benny Gantz). Dove sta la verità? L’Aiea, ma non solo, dice che l’Iran sta arricchendo uranio al 3,5 e al 20 per cento.
23 AGO 20
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L’offensiva nucleare iraniana è basata su una tipica nozione israeliana: “Azimut”, ambiguità, opacità. Ha ragione chi dice che l’Iran sta costruendo un ordigno nucleare (il Foglio di oggi). Ha ragione anche chi dice che gli ayatollah non hanno ancora deciso di assemblarlo (il capo di stato maggiore israeliano, Benny Gantz). Dove sta la verità? L’Aiea, ma non solo, dice che l’Iran sta arricchendo uranio al 3,5 e al 20 per cento. Come ha spiegato l’ex vicedirettore dell’agenzia Onu, Olli Heinonen, la raffinazione al 3,5 costituisce il 70 per cento di un ciclo atomico, il 20 per cento è il 90 per cento di un processo completo. Significa che nel momento in cui l’Iran deciderà di completare un ciclo nucleare, al regime mancheranno due mesi.
Tradotto: come ha detto nei giorni scorsi il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak, Teheran potrebbe non costruire un ordigno, ma fermarsi a un “threshold”, un limite temporale, materiale e di know-how sufficiente a consentirgli di avere in tempi brevissimi la bomba. E’ il divario che separa la linea rossa dell’Amministrazione Obama (la costruzione della bomba) da quella di Israele (la “zona di immunità”). Se Teheran deciderà di assemblare la bomba significa che si sente abbastanza forte da sopravvivere a un attacco. Ha avvertito il New York Times che sulla tempistica sono leggendarie le falle delle agenzie di intelligence nel tracciare la nuclearizzazione di altri paesi. L’elenco è lungo: “La Cina negli anni Sessanta, l’India negli anni Settanta e il Pakistan negli anni Ottanta”. Per questo Israele non si fida dell’intelligence e potrebbe attaccare prima che il programma iraniano diventi “impregnabile”.