Dalla Germania segnali di rinsavimento sulla crescita indispensabile

La Germania è sempre più sotto pressione. I partner europei chiedono con insistenza che al rigore si affianchino provvedimenti per rilanciare la crescita nell’Eurozona. Fino a oggi i guardiani dell’ortodossia di scuola Bundesbank hanno puntato il dito contro la periferia, lottando ostinatamente contro alleggerimenti di spesa e trasferimenti di denaro verso gli stati accusati di non fare i compiti a casa. La stabilità dei prezzi sembrava essere l’unico parametro da osservare nell’impostazione della politica monetaria.
23 AGO 20
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La Germania è sempre più sotto pressione. I partner europei chiedono con insistenza che al rigore si affianchino provvedimenti per rilanciare la crescita nell’Eurozona. Fino a oggi i guardiani dell’ortodossia di scuola Bundesbank hanno puntato il dito contro la periferia, lottando ostinatamente contro alleggerimenti di spesa e trasferimenti di denaro verso gli stati accusati di non fare i compiti a casa. La stabilità dei prezzi sembrava essere l’unico parametro da osservare nell’impostazione della politica monetaria. Due giorni fa però, in un’audizione in commissione Finanze al Bundestag, Jens Ulbrich, direttore del dipartimento macroeconomia della Bundesbank, ha mostrato toni concilianti: “La Germania potrebbe presentare anche tassi di inflazione superiori alla media”. Al di là dei tecnicismi, anche i falchi della Bundesbank sembrano quindi pronti ad accettare l’idea che la Germania debba rompere con il tabù dell’inflazione, affinché gli stati della periferia tornino a crescere. Anche perché, come ha detto il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, “la tenuta economica e sociale è a rischio”.
All’inizio della settimana era stato il ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble (Cdu), a dirsi favorevole a un aumento dei salari tedeschi non necessariamente legato alla produttività. In questo modo, la competitività teutonica sarebbe destinata a scendere e gli stati oggi poco competitivi sarebbero messi nelle condizioni di uscire più velocemente dalle secche della crisi.
Questo però a patto che, come ha ricordato la Bce, accanto all’opera di risanamento dei conti pubblici, si attuino “misure per incrementare la crescita”. La cancelliera Merkel, che al Bundestag è tornata a tuonare contro gli Eurobond (“insostenibili”), ha già annunciato di essere disponibile a discuterne nel prossimo Consiglio europeo di fine giugno. A farle compiere un passo decisivo in questo senso sarà anche il governo italiano di Mario Monti. Ma i segnali da Berlino sono già arrivati, dice in una conversazione con il Foglio il ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca, con un passato all’ufficio studi di Bankitalia e poi dirigente generale al Tesoro.
“Il primo segnale chiaro che abbiamo avuto di un diverso atteggiamento della Germania – spiega Barca al Foglio – è stata la firma nel recente Consiglio europeo, quando il titolo del documento sottoscritto è stato ‘better spending’. In quel momento abbiamo avuto la netta sensazione di una diversa consapevolezza tedesca anche frutto del lavoro degli altri paesi, a partire dall’Italia. E nella mossa del cavallo, come è stata definita, rientra anche l’accelerazione e la rimodulazione dei fondi strutturali per il 2014-2020. Tutto questo lavorando bene e sodo, ma senza voli pindarici che non sono possibili”. Anche Barca rilancia le proposte che il governo italiano porterà ai tavoli europei: “In questa diversa prospettiva s’inserisce anche la proposta illustrata ieri da Monti sugli investimenti pubblici che non siano conteggiati ai fini del rapporto deficit-pil. Questo avrà una ricaduta non scontata e secondaria: anche i cofinanziamenti statali dei fondi europei in questione dovranno avere lo stesso trattamento ai fini della finanza pubblica”. Barca ritiene anche che “tra gli squilibri europei, oltre a un’unione politica incompiuta rispetto all’unione monetaria, rientra indubbiamente – e lo dico da economista più che da ministro della Repubblica – anche uno statuto e un mandato della Bce diversi rispetto alle potenzialità della Fed e della BoE a difesa della moneta e degli stati”.
Dall’Eurotower è venuta un’altra sorpresa. Sul quotidiano economico Handelsblatt, Jörg Asmussen, membro tedesco del Consiglio Bce, ha invitato la Spagna a prendere misure supplementari per salvare il settore bancario, tra le quali la creazione di bad bank per isolare i crediti dubbi. La preoccupazione per le banche non coinvolge solo Madrid, ma tocca anche Berlino. In un rapporto di martedì scorso, i tecnici del Fondo monetario internazionale hanno ravvisato la forte vulnerabilità del sistema bancario tedesco di fronte a choc esterni, dovuta a una leva finanziaria molto alta, una bassa capacità di assorbire le perdite e una forte esposizione transfrontaliera.