Celle piene, riforme vuote

Il Consiglio dei ministri ha nominato ieri, su proposta di Mario Monti, il prefetto Angelo Sinesio come commissario straordinario del governo per le Infrastrutture carcerarie, a decorrere dal gennaio 2013. Bene, e buon lavoro, perché ce n’è fin troppo da fare. Basti dire che il Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria ha reso noto che nelle carceri italiane ci sono al momento 66.732 detenuti, con un sovraffollamento insostenibile: 140 detenuti per ogni 100 posti.
23 AGO 20
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Il Consiglio dei ministri ha nominato ieri, su proposta di Mario Monti, il prefetto Angelo Sinesio come commissario straordinario del governo per le Infrastrutture carcerarie, a decorrere dal gennaio 2013. Bene, e buon lavoro, perché ce n’è fin troppo da fare. Basti dire che il Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria ha reso noto che nelle carceri italiane ci sono al momento 66.732 detenuti, con un sovraffollamento insostenibile: 140 detenuti per ogni 100 posti. Eppure un prefetto ad hoc non basta. Perché, come dimostra per esempio il numero di detenuti ancora in attesa di giudizio (oltre 25 mila su 66 mila), e come non si stancano di ripetere i Radicali, le carceri non diventeranno più “umane” finché la giustizia non diventerà più ragionevole e funzionale.
Da un governo tecnico forse non ci si potevano attendere riforme complessive del sistema giudiziario, ma mantenere alta l’attenzione dell’opione pubblica sul tema è un dovere di tutte le istituzioni. E se il 60 per cento dei giovani italiani ignora la situazione drammatica in cui versano le carceri – come da ricerca pubblicata ieri dal Forum nazionale giovani –, vuol dire che sia il governo, sia il Parlamento, sia il servizio d’informazione pubblico non stanno facendo abbastanza nemmeno rispetto a questo obiettivo “minimo”.