Casini da moderato a realista

Un Pier Ferdinando Casini redivivo e tutto sommato in buona forma si sente indotto dalla situazione confusa che si va creando nel paese a riconoscere la necessità per i centristi di “scegliere”, cosa che in buona sostanza significa ricostruire i confini logici di un bipolarismo politico, in cui competere con il Pd e i suoi alleati estremisti in un rinnovato collegamento con la formazione berlusconiana. “Che la democrazia dell’alternanza sia un fatto positivo in ogni paese è innegabile” ha affermato ieri Casini, con inusitata nettezza, in un’intervista al Corriere della Sera, per poi lamentare che se in Italia il bipolarismo non ha funzionato è stato per colpa della “duplice criminalizzazione”, che però è difficile tirare in ballo in un momento in cui il governo è guidato dal vicesegretario del Pd e dal segretario del Pdl.
23 AGO 20
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Un Pier Ferdinando Casini redivivo e tutto sommato in buona forma si sente indotto dalla situazione confusa che si va creando nel paese a riconoscere la necessità per i centristi di “scegliere”, cosa che in buona sostanza significa ricostruire i confini logici di un bipolarismo politico, in cui competere con il Pd e i suoi alleati estremisti in un rinnovato collegamento con la formazione berlusconiana. “Che la democrazia dell’alternanza sia un fatto positivo in ogni paese è innegabile” ha affermato ieri Casini, con inusitata nettezza, in un’intervista al Corriere della Sera, per poi lamentare che se in Italia il bipolarismo non ha funzionato è stato per colpa della “duplice criminalizzazione”, che però è difficile tirare in ballo in un momento in cui il governo è guidato dal vicesegretario del Pd e dal segretario del Pdl. Casini – con gran scorno di ex democristiani non meno duttili ma più ideologici, come l’indignato Bruno Tabacci – riconosce che in questo momento è “giusto e doveroso” che il suo partito si stringa attorno a Silvio Berlusconi, e non esclude che il candidato comune per una futura alleanza tra moderati possa essere sua figlia Marina. Insomma non pone condizioni giugulatorie, è attento soprattutto a non urtare la sensibilità sovreccitata di un partito che affronta una fase drammatica. Anche se Casini, naturalmente, non si sofferma su questo punto, c’è in tale atteggiamento una novità, e quindi un superamento di ambizioni (o illusioni) solitarie nutrite in un recente passato. Quel che è cambiato però non è solo la condizione personale del leader storico del centrodestra, è l’atteggiamento dell’elettorato di riferimento, dei ceti medi che non chiedono più “equilibrio e moderazione”, il vecchio mantra casiniano, ma che pretendono soluzioni alla loro condizione sociale ed economica che tende a un pesante declassamento.
Riconoscere la sintonia del fenomeno berlusconiano con queste tendenze reali, confermate persino nelle condizioni terribili in cui si svolge oggi il confronto politico, è il passaggio indispensabile per poter ragionare su nuove intese. Il Casini “frenatore” di quasi un decennio non serve più a nessuno e ora se ne è reso conto anche lui, con realismo politico, il che gli conferisce l’autorità necessaria per partecipare alla complessa ma inevitabile ricostruzione di una aggregazione alternativa alla sinistra, che potrà pure vantare i titoli onorifici del Partito popolare europeo, come il leader centrista tiene a sottolineare, ma che soprattutto deve saper offrire al paese e al suo elettorato soluzioni liberali e combattere battaglie per ottenerle.