Via Padova e le buone idee di Maroni
"Abbassare la febbre e non scatenare una guerra civile”. Dopo la notte di violenza tra extracomunitari in via Padova a Milano, mentre una parte del centrodestra e i nove decimi della sinistra battibeccano a vuoto sul fallimento delle politiche di immigrazione, sulle maniere forti da introdurre e addirittura sull’andare “a prenderli casa per casa”, il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha rilasciato al Corriere della sera un’intervista sensata.
22 AGO 20

"Abbassare la febbre e non scatenare una guerra civile”. Dopo la notte di violenza tra extracomunitari in via Padova a Milano, mentre una parte del centrodestra e i nove decimi della sinistra battibeccano a vuoto sul fallimento delle politiche di immigrazione, sulle maniere forti da introdurre e addirittura sull’andare “a prenderli casa per casa”, il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha rilasciato al Corriere della sera un’intervista sensata. Ha espresso una visione non banale del problema dell’integrazione, ha chiarito che “non siamo davanti a un campo nomadi abusivo, non serve un’azione di forza” con “i blitz e le camionette”, smorzando anche i toni di certi suoi colleghi di partito. Ma soprattutto ha affermato che è necessario “cambiare passo nelle politiche di accoglienza e integrazione”, accantonando sia le fallimentari non politiche del laissez-faire, sia le paure isteriche. Ha chiarito che i clandestini vanno espulsi e che le crisi attuali sono frutto di “un modello sociale che non ha voluto gestire un insediamento etnico”. Con realismo, ha proposto di evitare in futuro “le concentrazioni etniche in un solo quartiere”.
Ha parlato di “politiche di ricomposizione” e suggerito idee su come “definire le condizioni per cui un extracomunitario regolare possa integrarsi davvero”. Infatti, “oltre al permesso di soggiorno, al lavoro, alla casa ci sono altre condizioni che oggi mancano perché un’integrazione possa dirsi riuscita”. “C’è la necessità di un cambio di passo per un modello sociale che non funziona”.
Roberto Maroni è un esponente della Lega, non un tecnocrate ma un politico con un’identità netta. Ed è un ministro della Repubblica. Ha trasmesso l’impressione che esiste un governo responsabile e con delle buone idee. Il che non è mai poca cosa. Viceversa, non si può non interrogarsi su cosa non abbia funzionato finora a Milano. Via Padova non è la banlieue. Potrebbe essere anche peggio, per la situazione non più sostenibile della sicurezza. Ma non è banlieue: è un’arteria importante che arriva al centro, a pochi isolati dalle vie commerciali più ricche d’Europa. Possibile che sia da anni abbandonata a se stessa? Ieri, proprio lì, il Pdl ha organizzato una fiaccolata per dar voce ai cittadini “che si sentono ostaggi degli immigrati”, chiedendo legalità e protezione. Pur evitando demagogie e furbizie bersaniane o lerneriane – dopotutto nella regione di Rosarno governa la sinistra – andrebbe però ricordato al centrodestra che sono i suoi esponenti a governare ininterrottamente Milano da tre giunte e mezzo (il primo sindaco post mani pulite era leghista). Ma i “ghisa”, in via Padova, dove sono? Chiunque vi si infili, dalla centralissima piazzale Loreto, avverte immediatamente di essere entrato in una zona off-limits.
Roberto Maroni è un esponente della Lega, non un tecnocrate ma un politico con un’identità netta. Ed è un ministro della Repubblica. Ha trasmesso l’impressione che esiste un governo responsabile e con delle buone idee. Il che non è mai poca cosa. Viceversa, non si può non interrogarsi su cosa non abbia funzionato finora a Milano. Via Padova non è la banlieue. Potrebbe essere anche peggio, per la situazione non più sostenibile della sicurezza. Ma non è banlieue: è un’arteria importante che arriva al centro, a pochi isolati dalle vie commerciali più ricche d’Europa. Possibile che sia da anni abbandonata a se stessa? Ieri, proprio lì, il Pdl ha organizzato una fiaccolata per dar voce ai cittadini “che si sentono ostaggi degli immigrati”, chiedendo legalità e protezione. Pur evitando demagogie e furbizie bersaniane o lerneriane – dopotutto nella regione di Rosarno governa la sinistra – andrebbe però ricordato al centrodestra che sono i suoi esponenti a governare ininterrottamente Milano da tre giunte e mezzo (il primo sindaco post mani pulite era leghista). Ma i “ghisa”, in via Padova, dove sono? Chiunque vi si infili, dalla centralissima piazzale Loreto, avverte immediatamente di essere entrato in una zona off-limits.
Piuttosto che fiaccolate, servirebbe una riflessione su che cosa abbia davvero fatto un quasi ventennio di centrodestra per la messa in sicurezza di Milano e per evitare che “una zona della città diventi estranea a chi ci vive”, come ha detto con una buona immagine Maroni.
Le parole del ministro dell’Interno mostrano un profilo differente. Spesso si è sospettata la Lega di parlare un doppio linguaggio. Maroni dà mostra, e ne ha dato finora prova con la gestione dell’immigrazione clandestina, dei centri d’accoglienza, dei contenziosi con l’Ue, di saper combinare una visione identitaria non sbracata con un responsabile pragmatismo. Cosa che, ad esempio per la nuova consulta sull’islam da lui promossa, anche alcuni esponenti del centrosinistra cominciano a riconoscergli. Magari storcendo il naso, ma ammettendo che certe leggerezze dei governi di sinistra del passato erano errori. Un passo avanti di cui la destra di governo a Milano dovrebbe prendere atto.
Le parole del ministro dell’Interno mostrano un profilo differente. Spesso si è sospettata la Lega di parlare un doppio linguaggio. Maroni dà mostra, e ne ha dato finora prova con la gestione dell’immigrazione clandestina, dei centri d’accoglienza, dei contenziosi con l’Ue, di saper combinare una visione identitaria non sbracata con un responsabile pragmatismo. Cosa che, ad esempio per la nuova consulta sull’islam da lui promossa, anche alcuni esponenti del centrosinistra cominciano a riconoscergli. Magari storcendo il naso, ma ammettendo che certe leggerezze dei governi di sinistra del passato erano errori. Un passo avanti di cui la destra di governo a Milano dovrebbe prendere atto.