Una scomodissima verità

Come ogni autunno che si rispetti, piove. Eppure l’evento assume rango di notizia da prima pagina, diventa subito “maltempo”, viene battezzato con nomi epici e ridicoli (Penelope è solo l’ultimo di una serie). Purtroppo nel nostro paese le piogge autunnali trascinano con sé morti e dispersi, dovuti alla insufficiente prevenzione, alla poca o nulla pulizia degli alvei dei fiumi, e alla scarse risorse impiegate per combattere il dissesto idrogeologico che naturalmente e da sempre colpisce la nostra penisola.
22 AGO 20
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Come ogni autunno che si rispetti, piove. Eppure l’evento assume rango di notizia da prima pagina, diventa subito “maltempo”, viene battezzato con nomi epici e ridicoli (Penelope è solo l’ultimo di una serie). Purtroppo nel nostro paese le piogge autunnali trascinano con sé morti e dispersi, dovuti alla insufficiente prevenzione, alla poca o nulla pulizia degli alvei dei fiumi, e alla scarse risorse impiegate per combattere il dissesto idrogeologico che naturalmente e da sempre colpisce la nostra penisola. Le piogge abbondanti di questi giorni hanno già aggiornato l’elenco dei morti per maltempo – il più delle volte evitabili – e al danno delle perdite si aggiunge la beffa dei commenti di chi, in preda al tic catastrofista, spiega accigliato che i cambiamenti climatici causati dalle emissioni dell’uomo hanno fatto aumentare gli eventi estremi (dai cicloni alle “bombe d’acqua”) e che dovremo abituarci al clima tropicale e ai disastri autunnali.
Curioso che tutto questo venga a pochi giorni dalla pubblicazione del quinto report dell’Ipcc, il panel di esperti climatici delle Nazioni Unite. Il tanto atteso documento che ha certificato l’influenza dell’uomo sul riscaldamento globale (e chissenefrega se da quindici anni le temperature non salgono più) è stato però subito riposto nei cassetti delle redazioni dopo appena un paio di giorni di articoli fotocopia sul fatto che tra dieci anni finiremo tutti arrosto. Nella fretta molti non hanno letto i passaggi sugli eventi estremi. In sintesi: non ci sono evidenze di aumento di fenomeni estremi come cicloni tropicali, uragani e uragani intensi, né di aumento delle alluvioni. Soprattutto, non vi è alcuna base scientifica certa per potere collegare tali eventi ai cambiamenti climatici in atto su scala globale. Parole probabilmente inutili, dato che, come detto, in pochi hanno approfondito davvero quanto scritto nel report dell’Ipcc e che ci si ostina ancora a collegare qualunque accadimento naturale al global warming: ultimo tra tutti il crollo di una parete rocciosa sulle Dolomiti. Montagne famose per la loro forma, modellata da crolli simili avvenuti nel corso dei secoli.