Romney contro Obama

Tenacia, disciplina, organizzazione: ecco quel che ha dimostrato Mitt Romney nella sfida vinta in Florida (50 delegati, bottino consistente che non si spartisce con nessuno perché qui non valeva il sistema proporzionale). Stavolta è riuscito a ridimensionare l’attacco del suo attuale inseguitore, Newt Gingrich. Sembra che abbia un cuore di pietra, Romney, nonostante tutti i ritratti che ci sono stati propinati sull’amore per la moglie e i quattro splendidi figli, ma quel che importa ora, in queste scombiccherate primarie repubblicane, è la tenuta.
22 AGO 20
Immagine di Romney contro Obama
Tenacia, disciplina, organizzazione: ecco quel che ha dimostrato Mitt Romney nella sfida vinta in Florida (50 delegati, bottino consistente che non si spartisce con nessuno perché qui non valeva il sistema proporzionale). Stavolta è riuscito a ridimensionare l’attacco del suo attuale inseguitore, Newt Gingrich. Sembra che abbia un cuore di pietra, Romney, nonostante tutti i ritratti che ci sono stati propinati sull’amore per la moglie e i quattro splendidi figli, ma quel che importa ora, in queste scombiccherate primarie repubblicane, è la tenuta. Consolidare la candidatura, fornire qualcosa di cui parlare che non abbia a che fare con la rigidità e la denuncia dei redditi. Come scrive il Wall Street Journal, Romney ha bisogno di una “causa più rilevante della sua biografia di imprenditore”, cioè deve creare un buon motivo per essere votato da tutti i repubblicani, portandoli a un minimo di popolarità. Solo così avrà chance di vittoria contro Obama: non bisogna dimenticare che uno dei giornalisti che si occupano di statistiche più famosi e precisi d’America, Nate Silver (ed è pure giovane, è del 1978), nel novembre scorso aveva occupato la copertina del New York Magazine con un articolo in cui combinava situazione economica, popolarità del presidente e vittoria di Romney alle primarie e sanciva: se la situazione economica non migliora, Romney vince a mani basse contro Obama.

Da allora ci sono stati deboli segnali di ripresa dell’economia, soprattutto è tornato l’ottimismo in molte analisi di scenario (il pessimismo si riserva solo all’Europa, ora), e la popolarità del presidente è aumentata. Il New Yorker in edicola ha una copertina disegnata dal “bad guy” Barry Blit con Obama che mangia pop corn davanti alla tv mentre guarda una partita di football in cui si menano Romney e Gingrich. Più i repubblicani si dividono, più Obama ride, è evidente. In più la macchina elettorale obamiana – da 81 miliardi di dollari – deve ancora muoversi con tutta la sua potenza, gli attacchi per ora sono stati limitati. Ma Obama ha i suoi bei problemi a rivendersi il sogno dopo quattro anni di presidenza, e la sua ripresa, come la nostra, è ostaggio di una signora pochi fronzoli retorici e molta concretezza: Angela Merkel.