Posto fisso

22 AGO 20
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Caro Galeotti, lei ha ragione, il posto fisso sa di feudalesimo, ma non c’è niente di male nel feudalesimo, il problema era la terra. I servi della gleba erano veramente schiavi della terra, perché un’economia basata quasi esclusivamente sull’agricoltura implicava il sacrificio di molte libertà: tutti dovevano coltivare la terra e ognuno doveva coltivare la propria terra, altrimenti la terra non rendeva, sopraggiungevano o si acuivano carestie e un feudo si impoveriva e si spopolava e così via. Questa era la parte brutta, quella della schiavitù. La parte bella, quella della libertà, nasce quando, all’origine del feudalesimo, i contadini cedevano il loro pezzetto di terra al latifondista, che poi diventerà feudatario, in cambio del diritto, e dovere, di coltivarla per sempre. Il contadino, anzi la sua famiglia, a differenza del feudatario non poteva essere cacciata dal feudo, quel pezzo di terra limitava la libertà del contadino ma al tempo stesso la fondava, era quel pezzo di vita, libertà e ricerca della felicità che nessun re gli poteva sottrarre. Oggi l’economia non è basata sulla terra, un’azienda non fallisce se si ridimensiona, non è necessario che tutti siano ‘servi’ del loro mezzo di produzione, che poi è sempre meglio che essere servi dello Stato. E sempre meglio del posto fisso all’italiana, concepito come una forma di lotta contro qualcuno anziché per costruire qualcosa. Certo è impensabile per noi vivere per un’azienda come in Giappone, che in questo senso è la nazione più feudale del mondo, perché questo feudalesimo del XXI secolo si basa come quello medievale soprattutto sulla fiducia, ciò che ci manca più di ogni altra cosa. Non è nemmeno un caso però che i giapponesi, con un rapporto debito/PIL doppio del nostro e una catastrofe immane (ma ha fatto più danni all'economia giapponese o alla nostra?) che li ha colpiti solo qualche mese fa hanno uno spread ampiamente negativo, coi titoli di stato che sono i più solidi del mondo insieme a quelli svizzeri.