Poche lezioncine, Mr. Dijsselbloem

Il maestrino della zona euro, il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, rischia di finire dietro la lavagna dei monelli del sud Europa, dopo la sua decisione di saltare la gita a Washington per il summit del Fmi. Dijsselbloem, ministro delle Finanze di un’Olanda più vicina alla Spagna che alla Germania, ha preferito rimanere all’Aia per continuare le discussioni sul bilancio 2014 e i 6 miliardi necessari a riportare il deficit al 3,3 per cento del pil. Risolvere i problemi in patria “è più urgente” che rappresentare la zona euro, ha detto Dijsselbloem.
22 AGO 20
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Il maestrino della zona euro, il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, rischia di finire dietro la lavagna dei monelli del sud Europa, dopo la sua decisione di saltare la gita a Washington per il summit del Fmi. Dijsselbloem, ministro delle Finanze di un’Olanda più vicina alla Spagna che alla Germania, ha preferito rimanere all’Aia per continuare le discussioni sul bilancio 2014 e i 6 miliardi necessari a riportare il deficit al 3,3 per cento del pil. Risolvere i problemi in patria “è più urgente” che rappresentare la zona euro, ha detto Dijsselbloem. La grande coalizione tra liberali e laburisti guidata dal premier Rutte non ha la maggioranza al Senato. Il governo propone un congelamento dei salari dei funzionari pubblici e tagli alla spesa sanitaria.
Senza un accordo, l’Olanda corre il pericolo di nuove elezioni a un anno dall’ultimo voto. Al di là di un presidente dell’Eurogruppo che mette il suo paese prima della zona euro, le lezioni di Dijsselbloem a Italia, Spagna e Portogallo appaiono inopportune, ora che il suo paese naviga in acque economico-politiche molto mediterranee. L’Olanda è l’unico paese del nord ancora in recessione, dopo lo scoppio di una doppia bolla creditizio-immobiliare. Il debito privato – al 222 per cento del pil – è tra i più alti della zona euro. Il mercato immobiliare ha perso più del 20 per cento del suo valore e il governo ha nazionalizzato due banche. I 6 miliardi non basteranno a rispettare l’impegno assunto dal Dijsselbloem dell’Aia con il Dijsselbloem di Bruxelles di portare il deficit al 2,8 per cento. Anziché impartire lezioni, è ora che Dijsselbloem faccia i “compiti a casa” con lo stesso rigore richiesto al sud.