Obama apre al compromesso sul “fiscal cliff”, con una postilla sui nuovi rapporti di forza

E’ nella natura del momento politico che lo speaker repubblicano della Camera, John Boehner, conduca tatticamente le trattative con l’Amministrazione Obama su un doppio binario. Evitare il “fiscal cliff” attraverso un compromesso con i democratici sul budget è forzatamente nell’interesse di un partito che ha conservato la maggioranza alla Camera ma ha perso seggi in entrambe le Camere, e dopo la disponibilità manifestata mercoledì, quando ha pronunciato la parola della discordia, “revenue”, ovvero tasse, ieri mattina ha detto che ora tocca al presidente.
21 AGO 20
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New York. E’ nella natura del momento politico che lo speaker repubblicano della Camera, John Boehner, conduca tatticamente le trattative con l’Amministrazione Obama su un doppio binario. Evitare il “fiscal cliff” attraverso un compromesso con i democratici sul budget è forzatamente nell’interesse di un partito che ha conservato la maggioranza alla Camera ma ha perso seggi in entrambe le Camere, e dopo la disponibilità manifestata mercoledì, quando ha pronunciato la parola della discordia, “revenue”, ovvero tasse, ieri mattina ha detto che ora tocca al presidente: “Questa è un’opportunità per il presidente di guidare il paese ed è il momento di trovare un accordo con il Congresso che passi il vaglio delle Camere”. Qualche ora più tardi, dalla East Room Obama ha fatto la sua mossa: è disposto a un “compromesso”, ha detto, ma non accetterà soluzioni “squilibrate”, cioè agevolazioni fiscali per chi guadagna più di 200 mila dollari l’anno (250 mila per le famiglie). La Casa Bianca ha ribadito, insomma, la sua posizione sulle tasse per i più ricchi ma ha aggiunto un paio di elementi per far capire ai repubblicani – che la prossima settimana saranno alla Casa Bianca per trattare – che i rapporti di forza sono cambiati: “Martedì la maggioranza del paese ha detto che è d’accordo con la mia prospettiva, e ora il nostro compito è riflettere la volontà del popolo”.
Il secondo elemento di forza per Obama deriva dall’alternativa in caso di naufragio delle trattative, un misto di aumenti fiscali e tagli alla spesa che scontenta tutti (“non ha senso”, ha detto il presidente), e contraddice innanzitutto i dettami fiscali del Gop, che a quel punto sarebbe bollato come un partito doppiamente perdente: una volta alle urne, un’altra nei negoziati. Per dare prospettiva alla sua posizione, Obama ha invocato gli aumenti fiscali per i ricchi introdotti negli anni prosperi di Clinton. Il presidente ha ribadito fra le righe qual è il suo modello di governo, tanto per chiarire le idee ai più distratti.