Nomi, tesi e antitesi dei consiglieri economici di Pisapia
Tutti lo cercano, tutti lo vogliono, tutti lo consigliano. Giuliano Pisapia vede pullulare attorno a sé manager, economisti e banchieri pronti e disponibili a fornire idee, suggerimenti e proposte. Chissà, forse non sono sufficienti le oltre 30 pagine di programma ufficiale per il candidato del centrosinistra a Palazzo Marino. Tra i banchieri che sostengono Pisapia non c’è solo Alessandro Profumo, ex ad di Unicredit, in coppia con la moglie Sabina Ratti: c’è pure un ex Deutsche Bank, Davide Corritore.
22 AGO 20

Nessuna traccia di Iri nell’intervista che Corritore ha concesso ieri a Repubblica, nella quale Corritore si dice convinto che Pisapia, “antico ma profondamente moderno”, vincerà. A sperarlo è anche uno stuolo di economisti: dal cattolico Carlo Dell’Aringa al bocconiano Fabrizio Onida, fino a Salvatore Bragantini. Editorialista del Corriere della Sera ed ex commissario Consob, Bragantini è stato appena multato dalla Consob per 23.800 euro: come ex vicepresidente di Iw Bank, non avrebbe adottato – si legge nella delibera dell’authority presieduta da Giuseppe Vegas – “adeguate misure in tema di individuazione e segnalazione delle operazioni sospette di costituire casi di abusi di mercato”. Tra gli ispiratori del programma del candidato del centrosinistra ci sarà senz’altro un epigono di Muhammad Yunus, il premio Nobel bengalese e pioniere della microfinanza. Si legge nel manifesto elettorale di Pisapia: “Con l’utilizzo del microcredito sono possibili politiche di sostegno e di avvio della piccola impresa individuale, con importanti ricadute in termini di accompagnamento all’imprenditorialità e d’inclusione sociale dei destinatari”.
Alla corte di Pisapia c’è pure una frotta di uomini di finanza e d’azienda come, ad esempio, Marco Vitale. Manager tremontiano dopo essere stato antitremontiano, lo definisce qualche osservatore malizioso, o maligno. E questo solo perché il poliedrico Vitale è ora, tra l’altro, presidente del Fondo di investimenti per le piccole imprese costituito dalla Cassa depositi e prestiti, controllata dal ministero dell’Economia retto da Giulio Tremonti. Sul numero dell’Espresso in edicola da oggi, Vitale spiega: “Milano ha capito che la combinazione micidiale di un populismo plebeo (Lega) e di un populismo plutocratico (Berlusconi) la stava portando in una direzione non solo contraria al suo Dna ma contraria ai suoi interessi”.
Alla corte di Pisapia c’è pure una frotta di uomini di finanza e d’azienda come, ad esempio, Marco Vitale. Manager tremontiano dopo essere stato antitremontiano, lo definisce qualche osservatore malizioso, o maligno. E questo solo perché il poliedrico Vitale è ora, tra l’altro, presidente del Fondo di investimenti per le piccole imprese costituito dalla Cassa depositi e prestiti, controllata dal ministero dell’Economia retto da Giulio Tremonti. Sul numero dell’Espresso in edicola da oggi, Vitale spiega: “Milano ha capito che la combinazione micidiale di un populismo plebeo (Lega) e di un populismo plutocratico (Berlusconi) la stava portando in una direzione non solo contraria al suo Dna ma contraria ai suoi interessi”.
D’altronde Vitale, la scorsa settimana, aveva già vergato le idee per il successore di Moratti sempre sull’Espresso: vendere la quota di A2A nel gruppo energetico Edison, quotare la società aeroportuale Sea, liquidare aziende come la Milano-Serravalle e impegnare il comune in “sviluppi nuovi che rispondano ai bisogni correnti”, “lasciando così abbaiare i talebani del liberismo”. Talebani del liberismo? Si riferiva per caso a un altro sostenitore di Pisapia, ovvero Umberto Giovine, parlamentare azzurro della prima Forza Italia e noto liberista? Sicuramente no. E certamente il riferimento non era per Piero Bassetti, primo firmatario dell’appello pro Pisapia, visto che l’imprenditore ed ex politico della Dc intravvede nel candidato espressione anche dei vendoliani quasi un nuovo Amintore Fanfani: “Milano ha bisogno di cambiamento – ha detto Bassetti invitando a votare Pisapia – lo stesso che noi dc chiedemmo anni fa accettando di aprirci al centrosinistra a guida socialista”.