Ministro Tremonti, parliamoci chiaro

Gentile ministro Tremonti, il Foglio non teme smentita quando afferma di avere sempre rispettato e spesso sostenuto il suo lavoro al Tesoro, specialmente nella gestione del debito pubblico. Ora, però, non ci sfugge – non ci è sfuggito da subito – il suo freddo disimpegno dai contenuti del Piano per la crescita di cui si è discusso ieri nel Consiglio dei ministri; e di cui ha dato conto il premier Berlusconi in una conferenza stampa alla quale lei ha partecipato come un passante (cinque minuti di eloquio e arrivederci a tutti), riuscendo tuttavia a omaggiarci di una frase raggelante: la nostra agenda economica “è dettata, è definita dall’Europa, in Europa”. Leggi Un tesoro di ostacoli - Leggi I pm eversivi ¡no pasarán!
22 AGO 20
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Gentile ministro Tremonti, il Foglio non teme smentita quando afferma di avere sempre rispettato e spesso sostenuto il suo lavoro al Tesoro, specialmente nella gestione del debito pubblico. Ora, però, non ci sfugge – non ci è sfuggito da subito – il suo freddo disimpegno dai contenuti del Piano per la crescita di cui si è discusso ieri nel Consiglio dei ministri; e di cui ha dato conto il premier Berlusconi in una conferenza stampa alla quale lei ha partecipato come un passante (cinque minuti di eloquio e arrivederci a tutti), riuscendo tuttavia a omaggiarci di una frase raggelante: la nostra agenda economica “è dettata, è definita dall’Europa, in Europa”.

Ne deduciamo – ma lo avevamo sospettato dalla turba dei suoi impegni che avevano indotto a far slittare il Cdm – che lei, signor ministro, non crede affatto sia possibile portare la crescita italiana al 3-4 per cento in cinque anni, come ha sostenuto il Cav. sul Corriere. Lei sembra non credere nemmeno all’idea di convocare gli stati generali dell’economia, coinvolgere di slancio le anime dell’intrapresa nazionale, galvanizzarle a forza di liberalizzazioni e riduzioni fiscali rese possibili dallo snellimento di uno stato dal patrimonio ciclopico e inerte (sempre una promessa del Cav. cui s’è aggiunto ieri sul Foglio l’appoggio disincantato del professor Monti). Lei, signor ministro, crede nell’incoercibilità dell’euroburocrazia, della quale si è fatto col tempo naturale e autorevole portavoce. E deve credere anche nelle sue legittime facoltà di guida d’una maggioranza la cui leadership istituzionale, quella berlusconiana, appare infragilita per ragioni contingenti di cui tutti sappiamo.

Le stiamo ricordando, signor ministro, ciò che già sa: le linee d’indirizzo del governo sono nelle sue mani e nella sua capacità di visione già così desolidarizzante nei confronti dell’ultimo guizzo berlusconiano. Se il suo orizzonte di pensiero e di volontà è quello che abbiamo descritto, sarebbe giusto che lei lo dicesse a noi e all’Italia con la stessa chiarezza usata da Amato e da Capaldo per preannunciare la patrimoniale che verrà, se verrà, quando l’Europa ci detterà la stangata di marzo. Dopodiché ognuno – noi, gli italiani e lei, signor ministro – saprà trarre le proprie conseguenze.