Mentre il mondo cammina con le sue gambe
22 AGO 20

Far passare la modifica dell’art.18 come il motore della crescita è, neifatti, una turlupinatura. Far passare la modifica dell’art.18 come ilritorno al padrone delle ferriere, altrettanto. Allora viene da chiedersi dicosa parliamo. Già. Il buffo è che i duellanti provengono dallo stessomondo. Quello costruito sull’idea che i diritti dovessero prevalere suidoveri, che la responsabilità individuale potesse sempre essere elusa, chel’economia potesse essere considerata una variabile indipendente, che lacolpa fosse sempre di qualcun altro. La forza perversa stava nel fatto chedi questa idea erano beneficiarie tutte le parti in causa. A turno, un po’più, un po’ meno, ma la somma, alla fine, tornava sempre. Finché lapaghetta correva. Era un sistema chiuso, casereccio, di piccolo respiro, incui grandi progetti non avevano spazio, in cui il concetto di bene comuneera inteso come il bene delle parti, in cui si consumava il fieno in cascinasenza preoccuparsi più che tanto di creare le condizioni per produrne piùdi quello che si consumava. Quando c’erano le annate buone, il raccoltoabbondante veniva sempre utilizzato per nutrire la macchina del consenso.Poi, per mantenere la macchina si cominciò a fare debiti. Chi avrebbedovuto pagarli? Boh! Ci si accorse che per mettere i conti in ordine sarebbestato necessario consumare meno fieno. Chi per il suo sostentamento neconsumava di più, senza curarsi della provenienza, la P.A., aveva però ilpotere di non farselo ridurre. Il potere derivava dall’aver coinvolto nelconsumo tali e tanti soggetti, tali e tante categorie, tali e tanti figli,figliastri, nipoti e pronipoti, cugini e amici, che al sentore di una dietahanno fatto blocco. E ora ci si balocca con l’art.18 e con lo spettro delpadrone delle ferriere che s’aggira per le italiche terre. Tutti quelliche avrebbero il compito di aiutare a risolvere la crisi, sono terrorizzatidal dover perdere un po' di fieno. Il mangime del consenso.