Lo scrittore non va in Turchia
Il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan non ha preso bene il rifiuto del celebre scrittore Paul Auster di recarsi in Turchia. Così gli ha dato dell’“ignorante”. Auster ha annunciato di non voler andare nel paese come forma di protesta per il fatto che nelle carceri turche ci sono decine di giornalisti, scrittori e intellettuali. La Turchia è infatti il paese al mondo con il più alto numero di giornalisti in carcere. Anche più di Cina e Iran, due fra i massimi persecutori dell’informazione al mondo.
22 AGO 20

Il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan non ha preso bene il rifiuto del celebre scrittore Paul Auster di recarsi in Turchia. Così gli ha dato dell’“ignorante”. Auster ha annunciato di non voler andare nel paese come forma di protesta per il fatto che nelle carceri turche ci sono decine di giornalisti, scrittori e intellettuali. La Turchia è infatti il paese al mondo con il più alto numero di giornalisti in carcere. Anche più di Cina e Iran, due fra i massimi persecutori dell’informazione al mondo. Lo ha detto un rapporto dell’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa con sede a Vienna. Il premier turco ha poi criticato Auster per aver visitato invece Israele senza “vedere le violazioni” che si verificano nello stato ebraico.
Sul New York Times, Auster ha rivendicato il diritto di andare a Gerusalemme, “dove non ci sono scrittori e giornalisti in carcere”. Le incarcerazioni di giornalisti in Turchia sono iniziate nel 2005, dopo la promulgazione della legge 301. Il celebre pianista Fazil Say ha dichiarato che “in Turchia la gente ha paura, le persone quando scrivono su Facebook si autocensurano e ormai difendere la libertà è un delitto, così come è un delitto essere artista”. Tutto è iniziato quando Erdogan ha avviato azioni giudiziarie contro il celebre caricaturista Musa Kart, che l’aveva dipinto come un gatto invischiato in un gomitolo di lana. Poi il processo contro Fikret Otyam, celebre pittore e commentatore che aveva pubblicato un articolo sarcastico che si beffava della politica del primo ministro riguardo all’adulterio. La frase incriminata era la seguente: “Recep ha abbassato con successo il dibattito (sull’ingresso della Turchia in Europa) al livello del cavallo dei pantaloni”.
Il mensile americano Commentary sostiene che ad Ankara oggi vige una sorta di “reato di pensiero”. Di fronte alle violazioni dispotiche messe in atto dal premier turco, Paul Auster ha quindi fatto bene a sbattergli in faccia la porta. Sarebbe bello se altre icone del milieu letterario e dello star system culturale mostrassero lo stesso coraggio. Non soltanto sulla Turchia, ma anche nel dire la verità su Israele.
Sul New York Times, Auster ha rivendicato il diritto di andare a Gerusalemme, “dove non ci sono scrittori e giornalisti in carcere”. Le incarcerazioni di giornalisti in Turchia sono iniziate nel 2005, dopo la promulgazione della legge 301. Il celebre pianista Fazil Say ha dichiarato che “in Turchia la gente ha paura, le persone quando scrivono su Facebook si autocensurano e ormai difendere la libertà è un delitto, così come è un delitto essere artista”. Tutto è iniziato quando Erdogan ha avviato azioni giudiziarie contro il celebre caricaturista Musa Kart, che l’aveva dipinto come un gatto invischiato in un gomitolo di lana. Poi il processo contro Fikret Otyam, celebre pittore e commentatore che aveva pubblicato un articolo sarcastico che si beffava della politica del primo ministro riguardo all’adulterio. La frase incriminata era la seguente: “Recep ha abbassato con successo il dibattito (sull’ingresso della Turchia in Europa) al livello del cavallo dei pantaloni”.
Il mensile americano Commentary sostiene che ad Ankara oggi vige una sorta di “reato di pensiero”. Di fronte alle violazioni dispotiche messe in atto dal premier turco, Paul Auster ha quindi fatto bene a sbattergli in faccia la porta. Sarebbe bello se altre icone del milieu letterario e dello star system culturale mostrassero lo stesso coraggio. Non soltanto sulla Turchia, ma anche nel dire la verità su Israele.