Liberate la Bce dai cavilli moralistici
La Grecia ha varato le nuove misure di austerità e ciò le darà, probabilmente, diritto a ricevere la nuova tranche di prestiti per 31,5 miliardi di euro. La corsa a ostacoli di Atene però non è finita. Infatti, affinché possa ottenere gli aiuti senza cui il governo non potrà pagare gli stipendi, bisogna che il Parlamento domenica approvi il bilancio per il 2013. La situazione è critica: le misure di rigore non accompagnate da un sollievo per il credito che tamponi la recessione hanno fatto entrare l’economia in un tunnel di cui non si vede la fine.
21 AGO 20

La Grecia ha varato le nuove misure di austerità e ciò le darà, probabilmente, diritto a ricevere la nuova tranche di prestiti per 31,5 miliardi di euro. La corsa a ostacoli di Atene però non è finita. Infatti, affinché possa ottenere gli aiuti senza cui il governo non potrà pagare gli stipendi, bisogna che il Parlamento domenica approvi il bilancio per il 2013. La situazione è critica: le misure di rigore non accompagnate da un sollievo per il credito che tamponi la recessione hanno fatto entrare l’economia in un tunnel di cui non si vede la fine. Nel 2012 il pil potrebbe scendere del 7 per cento, per il 2013 si prevede una diminuzione della crescita del 4,5, e la disoccupazione è al 25,5 per cento. Inoltre, data la flessione delle entrate, è impossibile che la Grecia raggiunga gli obiettivi di quasi pareggio del bilancio alle scadenze previste quando peraltro il rapporto fra debito e pil sta superando il 130 per cento.
Sebbene l’Unione europea e la Germania non vogliano che la Grecia lasci l’euro, è Berlino in primis a respingere l’ipotesi che creditori pubblici, in particolare la Banca centrale europea che detiene circa 50 miliardi di titoli di stato greci, accettino una ristrutturazione del loro credito così come hanno fatto i privati in passato. Il membro tedesco del direttorio della Bce, Jörg Asmussen, si oppone sostenendo che questo sarebbe “un aiuto di stato” vietato dallo statuto della Banca centrale. Il presidente Mario Draghi ha ribadito lo stesso concetto aggiungendo che la Bce “in linea di massima ha fatto quello che doveva fare”, ha detto ieri a seguito del Consiglio direttivo che ha lasciato i tassi d’interesse invariati al minimo storico (0,75 per cento). Se sotto il profilo legale accusare perdite in bilancio per favorire Atene può essere considerato un aiuto di stato, sotto quello economico non si tratta di un aiuto bensì di un atto eguale a quello dei creditori di mercato che hanno ristrutturato i crediti per non perdere l’intero investimento. E’ anche così che la Bce adempirebbe alla sua principale missione: garantire la stabilità della moneta e dei mercati finanziari (anche questa stabilita per statuto). Consentire dunque che la Bce partecipi alla ristrutturazione del debito greco in base a ragionamenti economici – non criteri giuridici – lascerebbe Draghi libero di gestire l’eurocrisi nel quadro di un palese indebolimento dell’Eurozona che ieri lui stesso ha sottolineato.