Le martellate di Cia e Pentagono
La Cia cattura il mullah Baradar a Karachi e infila una stoccata dannosissima nel corpo dei guerriglieri. Eppure le notizie e le analisi più recenti dall’Afghanistan battono tutte sullo stesso concetto, è in atto una grande mediazione per persuadere i talebani – “che tanto non possono essere sconfitti militarmente”, come dice il cliché di buon senso stantio che circola – a gettare le armi e a trovare un proprio ruolo politico per loro e anche per l’etnia pashtun che aizzano (e pure per il loro messaggio islamista) all’interno di un futuro governo afghano.
22 AGO 20

La Cia cattura il mullah Baradar a Karachi e infila una stoccata dannosissima nel corpo dei guerriglieri. Eppure le notizie e le analisi più recenti dall’Afghanistan battono tutte sullo stesso concetto, è in atto una grande mediazione per persuadere i talebani – “che tanto non possono essere sconfitti militarmente”, come dice il cliché di buon senso stantio che circola – a gettare le armi e a trovare un proprio ruolo politico per loro e anche per l’etnia pashtun che aizzano (e pure per il loro messaggio islamista) all’interno di un futuro governo afghano. In realtà, mai come adesso il Pentagono e la Cia stanno martellando duro per fare a pezzi la leadership dei guerriglieri.
“Qualsiasi patto con il nemico va fatto da una posizione di superiorità militare – dice il generale Stanley McChrystal, messo al comando dal giugno 2009 – e noi dobbiamo creare questa condizione”. I suoi collaboratori dicono che il generale ha ritirato fuori il playbook, lo spartito, di quando era in Iraq e comandava un’unità speciale per le operazioni clandestine, la cui esistenza non era riconosciuta dal Pentagono, che dava la caccia ai capi più pericolosi dei terroristi. I suoi uomini inseguivano e catturavano – più spesso uccidevano – i leader di al Qaida in Iraq, senza badare troppo al resto della guerra tutt’attorno. Ora un rapporto finito nelle mani del Los Angeles Times dice che in Afghanistan ad aprile dell’anno scorso, prima dell’avvento di McChrystal, i raid delle squadre speciali erano una ventina al mese. Adesso superano il centinaio. Secondo la stampa inglese, prima dell’ultimo attacco contro la città di Marja, nel sud dell’Afghanistan, “almeno 50 capi locali sono stati eliminati in singole azioni nei loro nascondigli per ammorbidire la resistenza avversaria”. La Cia non è da meno e non si capisce quanto del suo lavoro sia ormai concepito nella stessa cabina di regia con i militari. Sembra una buona parte. Dopo la strage di sette agenti nell’avamposto afghano di Khost – un infiltrato dentro al Qaida è tornato non carico di notizie, come diceva lui, ma di esplosivo – ha scatenato una campagna aerea senza precedenti con i droni sopra le aree tribali del Pakistan.
Dall’inizio dell’anno, quattordici bombardamenti. Alcuni nello stesso giorno. Questo mese è stato eliminato Hakimullah Mehsud, il capo dei talebani pachistani che aveva fatto una apparizione ieratica, ma anche parecchio strafottente, nel video testamento dell’infiltrato doppiogiochista. Il predecessore di Hakimullah, Baitullah, nemico pubblico numero uno, è stato anche lui colpito da un missile sceso giù dal cielo d’estate nel luglio 2009, poco dopo l’arrivo di McChrystal. Da quel poco che è filtrato, quest’ultima operazione a Karachi è stata condotta in modo da sconfessare le voci fresche e pessime sull’operato della Cia nell’Asia meridionale. C’è stata la collaborazione con i servizi pachistani, soggetti difficili. E anche con il New York Times, per tenere la notizia nascosta e sfruttare al meglio gli interrogatori – verosimilmente senza avvocati presenti.