Le lenzuolate della libertà
Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, vuole dare un assetto più stabile ed equo alle professioni: è una scelta coraggiosa. Come ha detto il ministro, è urgente “togliere tutte quelle regole che non servono ma creano solo ostacoli alla libertà e alla crescita dei cittadini”. Proprio per questo desta qualche perplessità il contestuale annuncio di Alfano di reintrodurre le tariffe minime delle prestazioni. Lettori del Foglio on line, che cosa ne pensate? Dite la vostra su Hyde Park Corner
22 AGO 20

L’abolizione delle tariffe minime, introdotta dalle “lenzuolate” di Pier Luigi Bersani, e sempre contestata dagli ordini, è però ritenuto da molti osservatori uno strumento per aumentare la libertà negoziale. Delle due, infatti, l’una: o le tariffe minime si collocano su un livello molto basso, e allora sono sostanzialmente irrilevanti; oppure stanno sopra i prezzi di mercato di alcune prestazioni professionali. Nel secondo caso, le conseguenze sono chiare: da un lato una fascia di cittadini a basso reddito vedrà ridursi la sua possibilità di accedere ai servizi professionali; dall’altro, i professionisti più giovani dovranno fronteggiare la concorrenza dei loro colleghi più esperti, senza poter usare la leva del prezzo per richiamare l’attenzione dei potenziali clienti. I principali beneficiari delle tariffe minime, viceversa, sono i professionisti mediocri, che vedono la loro posizione protetta da un intervento legislativo.
Beninteso, è giusto ascoltare le richieste dei professionisti: Alfano merita dunque un plauso per la decisione di convocare gli stati generali di uno dei settori dal rinomato imprinting liberale. Così come va notato che le strombazzanti lenzuolate non sempre hanno prodotto i risultati annunciati. Per questo la responsabilità di ascoltare le attese delle corporazioni, che stanno risentendo della crisi, va bilanciata con la necessità di non invertire la benefica tendenza ad ampliare gli spazi concorrenziali anche tra i lavoratori autonomi.
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