L’America va alla guerra dei grassi

Visto che poco o nulla poté l’esempio dell’orto biologico di casa Obama, e mentre la tassa sulle bibite analcoliche zuccherate per ora rimane solo una minaccia, un importante centro di studi bioetici americano, l’Hastings Center, invita a una campagna di “stigmatizzazione light” delle persone sovrappeso, come nuova strategia per affrontare “il problema di sanità pubblica più elusivo e sfuggente che gli Stati Uniti abbiano mai affrontato”.
22 AGO 20
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Visto che poco o nulla poté l’esempio dell’orto biologico di casa Obama, e mentre la tassa sulle bibite analcoliche zuccherate per ora rimane solo una minaccia, un importante centro di studi bioetici americano, l’Hastings Center, invita a una campagna di “stigmatizzazione light” delle persone sovrappeso, come nuova strategia per affrontare “il problema di sanità pubblica più elusivo e sfuggente che gli Stati Uniti abbiano mai affrontato”. Nella patria del politicamente corretto, dove anche le parole “cieco” o “zoppo” sono vietate perché considerate poco rispettose della diversità, potrebbe quindi diventare non solo ammissibile, ma addirittura consigliabile, sibilare “non ti vergogni, grassone?” al vicino di casa, all’amico o al collega d’ufficio, per incentivare in loro la decisione di dimagrire. Daniel Callahan, ottantaduenne presidente emerito dell’Hastings Center e autore di importanti saggi sulle politiche sanitarie, ha dichiarato la scorsa settimana che per fronteggiare “l’epidemia di obesità” che affligge l’America bisogna prendere esempio dalla lotta contro il fumo. Ostracizzare i fumatori, segnalando la qualità antisociale del loro comportamento (“nocivo per sé e per gli altri”), ha dato buoni frutti. E allora, perché non usare con i grassi le armi di una “stigmatizzazione light”? (Chissà quale potrebbe essere il passo successivo: razionamenti? Gogna?). Ma se, nel caso del fumo, l’“avvelena anche te” è abbastanza evidente, più tortuoso è l’argomento della maggiore spesa sanitaria alla quale andrebbe incontro chi esagera col girovita. A meno che – può essere un’idea – non si pensi di far leva sulla maggiore cubatura di spazio e di aria respirata.