La propaganda dei pediatri americani
Con formula ambigua, l’American Academy of Pediatrics si autoarruola nella propaganda per il matrimonio gay. Il New York Times riferisce che l’Aap, “per promuovere la salute e il benessere di tutti i bambini, sostiene il riconoscimento per tutti i bambini ai diritti del matrimonio civile per i loro genitori e a genitori adottivi e affidatari volenterosi e capaci, a prescindere dal loro orientamento sessuale”. Non è in discussione il fatto che gli omosessuali possano essere ottimi genitori: lo sono sempre stati. Ma i loro figli, fino alla provetta e all’utero in affitto, sono sempre nati dall’incontro con persone dell’altro sesso, che non smettevano di esistere.
22 AGO 20

Con formula ambigua, l’American Academy of Pediatrics si autoarruola nella propaganda per il matrimonio gay. Il New York Times riferisce che l’Aap, “per promuovere la salute e il benessere di tutti i bambini, sostiene il riconoscimento per tutti i bambini ai diritti del matrimonio civile per i loro genitori e a genitori adottivi e affidatari volenterosi e capaci, a prescindere dal loro orientamento sessuale”. Non è in discussione il fatto che gli omosessuali possano essere ottimi genitori: lo sono sempre stati. Ma i loro figli, fino alla provetta e all’utero in affitto, sono sempre nati dall’incontro con persone dell’altro sesso, che non smettevano di esistere. I pediatri americani ora scoprono (novità davvero sconvolgente) che per crescere i figli le famiglie stabili sono meglio di quelle precarie. Ma aggiungono che, in nome della stabilità, si può spensieratamente cancellare la parte di filiazione che rimanda al radicamento, per ogni essere umano, nei due sessi.
Vediamo poi le “prove” sulle quali si basa l’Aap: al solito, i campioni dei sessanta studi contemplati sono risibili. Poche decine di casi, se va bene. Una psicoanalista ha scritto che “la differenza fra i sessi e la differenza fra le generazioni sono due roccaforti della realtà”. Per il figlio, riconoscere la propria duplice origine non è qualcosa di superfluo, né lo è la percezione di essere nato da un uomo e da una donna, perché questo gli permette di collocarsi nella realtà. Una ricerca pubblicata a giugno dal dipartimento di Sociologia dell’Università di Austin – quindicimila casi, su soggetti dai diciotto anni in su – smentisce già i pediatri americani. Gli stessi, va detto, disposti a prescrivere il Prozac a bambini di sette anni.