Il senso di Bagnasco per le riforme

La prolusione del cardinale Angelo Bagnasco alla periodica riunione della Cei era attesa anche per gli interrogativi che avevano suscitato le affermazioni di monsignor Giancarlo Maria Bregantini sul lavoro “che non è una merce”, tesi dalla quale ha dedotto che l’articolo 18 non va limitato ma esteso. La frase, di per sé, corrisponde a una visione umanistica del lavoro che è usuale nella dottrina sociale della chiesa, ma non può cancellare il fatto che il lavoro produce beni e servizi che vengono venduti sul mercato.
22 AGO 20
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La prolusione del cardinale Angelo Bagnasco alla periodica riunione della Cei era attesa anche per gli interrogativi che avevano suscitato le affermazioni di monsignor Giancarlo Maria Bregantini sul lavoro “che non è una merce”, tesi dalla quale ha dedotto che l’articolo 18 non va limitato ma esteso. La frase, di per sé, corrisponde a una visione umanistica del lavoro che è usuale nella dottrina sociale della chiesa, ma non può cancellare il fatto che il lavoro produce beni e servizi che vengono venduti sul mercato. In una situazione di crisi, peraltro, diventa più stringente il rapporto tra la capacità del sistema produttivo di creare ricchezza e la sua possibilità di dare lavoro.
Le riforme economiche su cui si discute hanno questo obiettivo: togliere ostacoli alla crescita, senza la quale il lavoro, merce o non merce che sia, è destinato a diventare una risorsa sempre più scarsa. Bagnasco ha confermato la fiducia nel governo, affermando che “con i provvedimenti adottati è stato portato al sicuro il paese”, ma ha chiesto che si faccia di più: “Cominciare a fare manutenzione ordinaria del territorio; continuare nella lotta all’evasione fiscale; semplificare realmente alcuni snodi della Pubblica amministrazione; dotarsi di strumenti pervasivi e stringenti nel contrasto alla corruzione”. Sul tema del lavoro ha incitato a “investire tutte le risorse a disposizione… per dare agli italiani, a cominciare dai giovani, la possibilità di lavorare, non solo per sopravvivere ma per la loro dignità”. In questo modo la questione viene rimessa con i piedi per terra, il lavoro e la dignità che conferisce alla persona conseguono dagli investimenti e dalle riforme, non dalla retorica. Astratta.