Il governo del Cav. è la soluzione migliore. Parola dei mercati

La lettera d’intenti portata a Bruxelles da Silvio Berlusconi non è stata apprezzata solo dai partner comunitari e dal kombinat Angela Merkel-Nicolas Sarkozy. Lo spread tra Btp decennali e Bund tedeschi è sceso di 50 punti, fino al minimo di 355: ben distanti dalla soglia di rischio dei 400 dove i titoli italiani si erano riaffacciati nei giorni scorsi. Merito ovviamente non dei soli impegni riformatori e pro sviluppo sottoscritti dal Cav., ma dell’esito complessivo del summit europeo.
22 AGO 20
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La lettera d’intenti portata a Bruxelles da Silvio Berlusconi non è stata apprezzata solo dai partner comunitari e dal kombinat Angela Merkel-Nicolas Sarkozy. Lo spread tra Btp decennali e Bund tedeschi è sceso di 50 punti, fino al minimo di 355: ben distanti dalla soglia di rischio dei 400 dove i titoli italiani si erano riaffacciati nei giorni scorsi.
Merito ovviamente non dei soli impegni riformatori e pro sviluppo sottoscritti dal Cav., ma dell’esito complessivo del summit europeo: aumento fino a mille miliardi della dotazione del Fondo salva stati (Efsf), il famoso “bazooka” chiesto dal premier inglese David Cameron; ricapitalizzazione per 108 miliardi delle banche europee, portando il patrimonio primario al 9 per cento entro il 30 giugno 2012; taglio del debito greco con “haircut” (perdite a carico dei detentori privati di titoli) al 50 per cento; garanzie temporanee per la Banca centrale europea di 35 miliardi e contemporanea assicurazione di Mario Draghi che l’Eurotower proseguirà l’acquisto di titoli italiani e spagnoli.
Ieri le Borse hanno dunque volato, con aumenti in Europa oltre il 6 per cento, cui hanno dato impulso gli avvii degli indici Dow Jones e Nasdaq negli Stati Uniti. Non solo: i leader dell’Eurozona stanno identificando nel Fondo salva stati (Efsf) il “prestatore di ultima istanza” che finora la Bce non è stata e l’euro non ha avuto. Un concetto questo ben noto nella finanza, e che mercoledì notte il Cav. ha espresso in termini molto chiari. Il che riporta al ruolo dell’Italia e del premier. Ieri mattina nella mazzetta dei quotidiani il Cav. ha trovato un commento del Wall Street Journal incastonato nella seguitissima rubrica finanziaria “Heard on the Street”. Titolo: “L’Italia rischia uno spiacevole dopo-Berlusconi”.
Concetto: non c’è alternativa al Cav. in grado di rassicurare Europa e mercati; tanto meno il governo tecnico di cui si è vociferato in queste settimane. Il quotidiano, di proprietà di Rupert Murdoch, da un bel po’ non è di manica larga con Berlusconi. Stavolta, a firma di Richard Barley, editorialista per le questioni europee, fa una virata. “Berlusconi potrebbe essere la meno peggiore delle opzioni”, scrive Barley dopo aver passato in rassegna i punti di debolezza del Cav., ma soprattutto quelli – a suo avviso maggiori – delle alternative. Si chiede il Wsj: “La caduta di Berlusconi potrebbe facilitare la crisi dell’euro?
Certo, la permanenza al potere del primo ministro italiano appare incerta, mentre la richiesta dell’Europa di profonde riforme strutturali ha esacerbato le tensioni tra i partner della coalizione. Molti sperano che egli possa essere rimpiazzato da un governo tecnico che prenda decisioni difficili. Un rischio ancora maggiore è che elezioni anticipate portino all’instabilità e alla paralisi”. Pur evidenziando la perdita di consensi del centrodestra e del Pdl, Barley però conclude: “Ma la principale forza di opposizione, il Partito democratico, è anche lui scivolato nei sondaggi. E questo dovrebbe significare che un nuovo governo non avrebbe la forza per promuovere riforme complesse.
Data la serietà dei problemi il presidente della Repubblica Napolitano potrebbe cercare di nominare un governo tecnico per concludere la legislatura”. Ma un governo tecnico, secondo il Wsj, “richiederebbe un supporto bipartisan; e inoltre i tempi sono cambiati rispetto ai primi anni Novanta. Allora la necessità di ridurre il deficit e il debito erano finalizzati all’obiettivo di entrare nell’euro, visto come promessa di prosperità”. Oggi l’urgenza è un’altra: “L’Italia deve garantirsi l’accesso al mercato dei capitali a tassi ragionevoli, e deve dare una spinta alla crescita. Il paese è blindato nell’euro e deve negoziare continuamente con i partner e la Bce. Per un governo tecnico, una sfida troppo grande. Ma se l’alternativa è nessun governo, Berlusconi resta l’opzione meno peggiore”.
L’endorsement – pur con tutti i distinguo – del giornale della business community americana va ad aggiungersi a quello più esplicito di Mario Draghi alla Giornata mondiale del risparmio di 48 ore fa, nell’ultimo intervento da governatore della Banca d’Italia: “La lettera d’intenti del governo contiene un piano di riforme organico e coraggioso. Ora vanno attuate con rapidità e concretezza”. Sia pure unito all’invito ad accompagnare le misure liberalizzatrici del mercato del lavoro con il sostegno a chi ne verrà investito (in sostanza, la progressiva trasformazione della cassa integrazione in una flexsecurity di stampo nord-europeo), il prossimo numero uno della Bce ha lanciato il primo vero segnale ai mercati.
Alle sue parole sono seguite ieri quelle di Janusz Lewandowski, commissario al Bilancio della Ue: “L’Italia pesa in Europa per ben il 18 per cento. E’ interesse di tutti garantirne la stabilità”. Passando per Jörg Asmussen, membro tedesco del board della Bce, che ha ribadito che il nostro paese non ha mai avuto problemi a piazzare i titoli del proprio debito pubblico anche con un rapporto debito-pil del 120 per cento. Per Italia ed Europa, ha concluso Robert Zoellick, presidente della Banca mondiale, “il fattore tempo è quello fondamentale per la crescita”.