Il Cav. De Benedetti

Altro che affaire Mps, altro che Alitalia: sostiene uno dei più ricchi imprenditori e finanzieri italiani – con il pallino del confronto pubblico e polemico, oltre che con il gusto per politica ed editoria – che la sfida più minacciosa per le imprese e i cittadini italiani verrà presto dall’attuale architettura della moneta unica europea. Sostiene lo stesso imprenditore che l’Unione europea farebbe meglio ad adattare lo statuto della sua Banca centrale ai modelli internazionali della Fed americana o della Bank of England, abbandonando invece certi dogmatismi tedeschi.
22 AGO 20
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Altro che affaire Mps, altro che Alitalia: sostiene uno dei più ricchi imprenditori e finanzieri italiani – con il pallino del confronto pubblico e polemico, oltre che con il gusto per politica ed editoria – che la sfida più minacciosa per le imprese e i cittadini italiani verrà presto dall’attuale architettura della moneta unica europea. Sostiene lo stesso imprenditore che l’Unione europea farebbe meglio ad adattare lo statuto della sua Banca centrale ai modelli internazionali della Fed americana o della Bank of England, abbandonando invece certi dogmatismi tedeschi. Il signore in questione non è Silvio Berlusconi, né tantomeno è a rischio “espulsione” dal Partito popolare europeo per le sue eresie, si chiama Carlo De Benedetti, è il patron dell’Espresso e le sue tesi le ha proposte ieri in prima pagina sul Sole 24 Ore, principale quotidiano economico italiano. Il Forum di Davos che si è concluso nel fine settimana, scrive infatti De Benedetti, ha avuto il merito di portare l’attenzione su un tema finora sottostimato come “la guerra delle valute”. Mentre il Giappone ha ricominciato a svalutare lo yen per uscire da una prolungata stagnazione, “Stati Uniti e Regno Unito hanno fatto qualcosa di non molto diverso in questi anni”, hanno “stampato moneta” per sostenere i rispettivi debiti pubblici e abbassare il valore di dollaro e sterlina per incentivare l’export.
Il problema, dice De Benedetti, è che “attraverso le valute, è stata lanciata la guerra atomica per la competitività” e invece “l’Europa combatte a mani nude”, con la sua “strana Banca centrale che per statuto ha come mandato la sola stabilità dei prezzi”. Mario Draghi, presidente della Bce, ha “inventato” il possibile, ma rimane fortemente impedito dallo statuto della Bce e dalle impuntature di Berlino, sempre timorosa del rischio inflazione. Occorre un po’ di realismo: “L’Europa non può aspettarsi di imporre la sua idea di fair-play monetario come avveniva nel secolo scorso”. Conclusione eterodossa, almeno secondo i fautori dell’equazione “merkelismo uguale europeismo”: “Un’Europa senza un tesoro unico, divisa sulle politiche da adottare, dove continua a prevalere il dogma tedesco per una competitività fondata solo sulle riforme strutturali e dove le regole statutarie impediscono di avvalersi degli strumenti tipici di una Banca centrale, è destinata a perderla quella guerra”. Cara Bruxelles, ci sono europeisti responsabili perfino al di fuori del Ppe e del “canone Merkel”.