Fiducia e parole

La Camera ha approvato la manovra economica del governo Monti. Il risultato finale del voto ha registrato 402 "sì", 75 "no" e 22 astenuti. In mattinata l’Aula ha votato la fiducia al governo di Mario Monti con 495 voti favorevoli, 88 contrari e 4 astenuti. Sessantuno voti in meno rispetto al primo voto di fiducia conquistato dal governo tecnico il giorno del suo insediamento. L’Idv e la Lega hanno votato contro, ha invece retto il Pd, mentre nel Pdl si sono registrati 26 assenze e 4 astensioni che i vertici del partito berlusconiano spiegano come un misto di “sciatteria e irritazione tra quanti si aspettavano di più sulle liberalizzazioni”.
22 AGO 20
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La Camera ha approvato la manovra economica del governo Monti. Il risultato finale del voto ha registrato 402 "sì", 75 "no" e 22 astenuti. In mattinata l’Aula ha votato la fiducia al governo di Mario Monti con 495 voti favorevoli, 88 contrari e 4 astenuti. Sessantuno voti in meno rispetto al primo voto di fiducia conquistato dal governo tecnico il giorno del suo insediamento. L’Idv e la Lega hanno votato contro, ha invece retto il Pd, mentre nel Pdl si sono registrati 26 assenze e 4 astensioni che i vertici del partito berlusconiano spiegano come un misto di “sciatteria e irritazione tra quanti si aspettavano di più sulle liberalizzazioni”.

La giornata politica si è caratterizzata per un estenuante dibattito sugli ordini del giorno (ne sono stati presentati 290), trasformati da Idv e Lega (ma anche dal Pd) in uno strumento – a costo zero – per manifestare dissenso o avanzare richieste non davvero vincolanti: Lega, Idv e Pd hanno ottenuto il “sì” a un ordine del giorno sulle frequenze televisive. Il malcontento che fa capolino in alcuni settori del Pdl, il calo dei consensi del governo attestato nei sondaggi, e persino le parole di Pier Luigi Bersani (“Sosteniamo Monti ma l’orizzonte sono le elezioni”), ieri hanno spinto Giorgio Napolitano a intervenire mentre a Montecitorio era in discussione la manovra. “Il debito pubblico è diventato un elemento di fragilità tale da esporci al disastro finanziario”, ha detto il Quirinale. Poi: “E’ già in atto un ritorno autorevole dell’Italia al tavolo delle istituzioni europee e nella cerchia degli incontri ristretti”. Napolitano, drammatizzando, ha voluto puntellare il governo e vincolare la maggioranza tripartita (Pd, Pdl e Udc) nel giorno della fiducia.

Un messaggio alle forze politiche
fatto proprio anche da Monti: “Se continuerà il senso di responsabilità, l’Italia si salverà e farà sentire la sua voce in Europa. Il rischio è ancora massimo. Sarà l’ultima manovra di sacrifici? Lo spero, ma dipenderà dalla nostra capacità di dimostrarci uniti. Io non sono disperato”. Silvio Berlusconi, che mantiene un atteggiamento cauto e a tratti indecifrabile, applaudiva annuendo. Prendere le distanze da Monti espone i partiti a un rischio che nessuno (nemmeno la Lega) sembra al momento disposto a correre sul serio.