Ecco i risultati delle mediazioni politiche volute dal tecnogoverno

I tecnoministri oramai fanno politica e in Parlamento i risultati si vedono. Il decreto “salva Italia” subisce modifiche per venire incontro un po’ a tutte le forze politiche: all’ex maggioranza pdl (parziale franchigia su Imu per la prima casa), al Terzo polo (detrazione Imu per figli fino a 26 anni), al Pd e non solo (indicizzazione per le pensioni fino a 1.400 euro) e in generale all’ampia platea di quanti reclamavano equità via patrimoniale (imposta su immobili e attività finanziarie detenuti all’estero).
22 AGO 20
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I tecnoministri oramai fanno politica e in Parlamento i risultati si vedono. Il decreto “salva Italia” subisce modifiche per venire incontro un po’ a tutte le forze politiche: all’ex maggioranza pdl (parziale franchigia su Imu per la prima casa), al Terzo polo (detrazione Imu per figli fino a 26 anni), al Pd e non solo (indicizzazione per le pensioni fino a 1.400 euro) e in generale all’ampia platea di quanti reclamavano equità via patrimoniale (imposta su immobili e attività finanziarie detenuti all’estero).
Tutti compromessi che hanno reso la manovra da 30 miliardi di euro di Mario Monti ancora più sbilanciata sulle entrate di quanto già non fosse in partenza, e che hanno rallentato l’iter legislativo (al punto che ieri sera il Consiglio dei ministri ha autorizzato il ricorso al voto di fiducia se il governo lo riterrà necessario). Per due giorni le trattative si sono svolte in Commissione Bilancio e Finanze della Camera, con tutti i rallentamenti che ne sono seguiti.
Due giorni fa si era posto il problema di reperire ulteriori risorse per garantire nel 2012 l’adeguamento all’inflazione (indicizzazione) delle pensioni fino a tre volte quella minima (1.400 euro) invece che fino a due volte (900 euro) come da prima proposta governativa. Sempre su insistenza del Pd e dei sindacati, con un emendamento governativo scende la penalizzazione prevista per chi va in pensione prima dei 62 anni avendo maturato i requisiti per la pensione di anzianità. Inoltre, come da richiesta di Pdl e Udc, il governo ha introdotto un’ulteriore detrazione dell’Imu sulla prima casa per le famiglie con figli conviventi minori di 26 anni. Ma il mantra dei “saldi invariati” ha imposto subito la ricerca di coperture corrispondenti.
Visti gli ostacoli tecnici per l’innalzamento dell’aliquota sui capitali scudati (1,5 per cento), si è intanto deciso che i capitali rientrati in Italia dopo la sanatoria del 2009 saranno soggetti a un’imposta di bollo speciale annuale. Non solo: sempre l’emendamento dell’esecutivo introduce anche imposte sugli immobili e le attività finanziarie detenute all’estero da cittadini italiani (0,76 per cento per gli immobili, 1 per mille nel 2011 e 2012 e 1,5 per mille dal 2013 sulle attività).
Arriva anche un contributo di solidarietà per le pensioni d’oro, quelle eccedenti i 200 mila euro. Ma a suscitare più scalpore è l’aggravio fiscale sui conti correnti: dall’anno prossimo, infatti, gli estratti conto annuali dei conti correnti bancari, di quelli postali e dei libretti di risparmio saranno gravati da un’imposta dell’1,5 per mille delle giacenze. Esentati i depositi fino a 5.000 euro, come ha sottolineato il sottosegretario all’Economia, Vieri Ceriani; sopra quella soglia si oscilla tra un minimo di 34,20 euro e un massimo di 1.200. Ma solo nel 2012, visto che per il 2013 il tetto massimo non è al momento previsto.
L’improvviso afflusso di nuovi balzelli è motivato, appunto, dalla necessità di mantenere invariati i saldi della manovra. Se l’obiettivo infatti è assicurare il pareggio di bilancio nel 2013 – è il ragionamento – spese aggiuntive (come quelle volute dai gruppi parlamentari di maggioranza) non sono concepibili senza altrettante coperture. Il punto, come spiegano al Foglio fonti parlamentari che in queste ore hanno partecipato alle trattative, è che un’alternativa all’inasprimento fiscale ci sarebbe, ed è quella dei tagli di spesa, ma per varie ragioni è al momento giudicata impraticabile.
Non solo per un’inedita difesa dei sussidi pubblici alle imprese anche da parte del Pd (in nome della “necessaria politica industriale”), ma anche per la difficoltà dichiarata dello stesso esecutivo a “mappare” in tempi ragionevoli le uscite del settore pubblico, intervenendo su quelle che si potrebbero limare.
In questa situazione, anche il capitolo crescita della manovra rischia di uscire ulteriormente indebolito dal passaggio parlamentare. Dopo che già lo stesso Monti aveva fatto un passo indietro sulla liberalizzazione del settore carburanti, nella tarda serata di due giorni fa era stato depositato un emendamento da parte dei relatori della manovra per rinviare al 2013 anche le altre liberalizzazioni delle attività economiche (articolo 34 del decreto salva Italia). Ieri sera però, dopo una giornata di polemiche sul tema, le Commissioni Bilancio e Finanze della Camera – su insistenza dell’esecutivo – hanno alla fine eliminato il rinvio.
Eppure in mattinata era stato lo stesso governo a lanciare segnali quantomeno discordanti, presentando un proprio emendamento per preservare i taxi dall’apertura al mercato. Dopodiché la battaglia si è spostata sul fronte delle farmacie, con deputati di ogni schieramento che “sembrano arrivare a Montecitorio in camice” – riferisce un osservatore – per difendere gli interessi della corporazione, minacciata dalla liberalizzazione dei farmaci di fascia C.