Crocetta si affumò

Le bugie non bastano più. E’ dall’ottobre del 2012 che Rosario Crocetta cerca di incantare i siciliani con le sue fanfaronate e con il suo finto eroismo antimafia. Sono diciotto mesi che il governatore della Sicilia promette rivoluzioni che non arrivano mai e riforme che non riescono a vedere mai la luce. Furbo come un pataccaro, Crocetta crede di prendere in giro la gente con qualche comparsata televisiva: va alla “Arena” di Giletti, la sua tribuna preferita, e dà per fatta l’eliminazione delle province che però sono ancora lì, vive e vegete come non mai
22 AGO 20
Immagine di Crocetta si affumò
Le bugie non bastano più. E’ dall’ottobre del 2012 che Rosario Crocetta cerca di incantare i siciliani con le sue fanfaronate e con il suo finto eroismo antimafia. Sono diciotto mesi che il governatore della Sicilia promette rivoluzioni che non arrivano mai e riforme che non riescono a vedere mai la luce. Furbo come un pataccaro, Crocetta crede di prendere in giro la gente con qualche comparsata televisiva: va alla “Arena” di Giletti, la sua tribuna preferita, e dà per fatta l’eliminazione delle province che però sono ancora lì, vive e vegete come non mai; torna davanti alle stesse telecamere e annuncia un taglio epocale a sprechi e privilegi che invece sopravvivono rigogliosi e scandalosi, a cominciare da quelli intestati ai personaggi che gli sono più vicini.
Il suo mestiere, se proprio vogliamo dirla tutta, è diventato sostanzialmente quello di criminalizzare chiunque abbia la sventura di opporsi alle sue stramberie, e di utilizzare il ruolo che gli elettori gli hanno conferito per costruire un monumento a se stesso: sostiene giorno e notte di essere l’uomo più minacciato di tutta la Sicilia e compra per sé cinque macchine blindate; offre un incarico di sottogoverno all’ex procuratore Ingroia in un carrozzone che andrebbe immediatamente chiuso, ma lo fa soprattutto per notificare agli oppositori un insinuante messaggio: che lui ha buone entrature tra i magistrati; si riempie la bocca di paroloni, come rigore o legalità, ma non riesce a estirpare da questa infelicissima isola un solo tangentista. Anzi, la Sicilia è diventata sempre più terra di maneggioni e traffichini: lo dimostra il fatto che gli imprenditori fuggono disperati e che la disoccupazione giovanile supera ormai la soglia del 40 per cento. Un disastro.
Un disastro politico e sociale di cui si sono accorti i dirigenti siciliani del Pd. I quali hanno fatto pubblicamente sapere al governatore che la ricreazione è finita e che, se entro pochi giorni non si darà vita a un governo degno di questo nome, non ci sarà altra strada se non quella di tornare a votare.
E’ l’effetto Renzi. Se non fosse cambiato il vento al Nazareno i democratici di Sicilia difficilmente avrebbero trovato il coraggio di sfiduciare un “coraggioso simbolo della lotta a Cosa nostra”. Ma il nuovo segretario del Pd, si sa, non ama i luoghi comuni. E al ciclone Renzi va dunque riconosciuto il merito di avere spazzato via anche quest’altra mistificazione e di avere smascherato finalmente un guitto della politica che, pur di galleggiare, non esita a spacciarsi per eroe dell’antimafia. Il mito di Crocetta è evaporato. S’affumò, direbbero i siciliani.