Cosa viene dopo le Banche centrali

A quasi due anni dal primo deflagrare della crisi greca, finalmente la cancelliera tedesca, Angela Merkel, sembra acconsentire almeno un po’ alla richiesta venuta da più parti affinché l’Europa si doti di un robusto firewall finanziario per contenere altri attacchi speculativi sui debiti degli stati.
22 AGO 20
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A quasi due anni dal primo deflagrare della crisi greca, finalmente la cancelliera tedesca, Angela Merkel, sembra acconsentire almeno un po’ alla richiesta venuta da più parti affinché l’Europa si doti di un robusto firewall finanziario per contenere altri attacchi speculativi sui debiti degli stati: “Possiamo immaginare che l’Esm (European Stability Mechanism) e l’Efsf (European Financial Stability Facility) procedano parallelamente per qualche anno”, ha detto ieri. In questo modo, spiegano gli analisti, i 200 miliardi di euro non ancora utilizzati da parte del Fondo salva stati (Efsf) potranno aggiungersi ai 500 miliardi di euro del futuro Meccanismo permanente europeo (Esm). Tutto bene, dunque? Nient’affatto. Il tempo perso finora da Berlino, per incertezza politica ragionata tutela dei propri interessi nazionali, è stato troppo. E se siamo qui a poterne discutere ancora oggi, tra l’altro, lo dobbiamo soltanto agli interventi straordinari delle Banche centrali. Non solo la Fed statunitense, il cui governatore Ben Bernanke ha ieri ricordato che manterrà i tassi di interesse vicini allo zero ancora a lungo in modo da favorire la ripresa dell’occupazione. Se non abbiamo assistito a un collasso del sistema creditizio europeo lo dobbiamo infatti anche alle operazioni di rifinanziamento a lungo termine messe in campo dalla Bce di Mario Draghi. Ora, ha detto ieri Draghi, tocca anche agli istituti di credito: devono rafforzare i loro patrimoni non distribuendo gli utili, riducendo i dividendi agli azionisti e i bonus ai manager. Quanto ai governi dell’Eurozona, sarà bene che si decidano a non obbedire più ai ritmi lenti della moralista Berlino.