Cambio di regime chez Moody’s

Il battito di ciglia delle agenzie di rating, “questi oracoli di questi dèi moderni” che non hanno visto arrivare nessuna crisi ma ora arbitrariamente decidono chi salvare e chi no dalla morte economica, è il nuovo regime da combattere. Bernard-Henri Lévy, il filosofo francese più pop del continente, ha lanciato la sua ultima campagna: regime change, declassiamo le agenzie di rating, facciamolo noi prima che loro allunghino i loro artigli sulla tripla A della Francia.
22 AGO 20
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Il battito di ciglia delle agenzie di rating, “questi oracoli di questi dèi moderni” che non hanno visto arrivare nessuna crisi ma ora arbitrariamente decidono chi salvare e chi no dalla morte economica, è il nuovo regime da combattere. Bernard-Henri Lévy, il filosofo francese più pop del continente, ha lanciato la sua ultima campagna: regime change, declassiamo le agenzie di rating, facciamolo noi prima che loro allunghino i loro artigli sulla tripla A della Francia. “La dittatura che impongono sui mercati – scrive BHL – si regge su errori, default e un abuso di potere che farebbero ridere, se non avessero conseguenze tragiche”. Come nei regimi peggiori, questi dittatori della finanza non rispondono a nessuno, “se sbagliano, se guidano la Grecia verso un crimine o se, basandosi soltanto sul loro stesso potere, erroneamente declassano questo o quest’altro paese europeo, non c’è alcuna autorità, nessuna giurisdizione civile né morale cui sono costretti a rendere conto”. Mandate gli eserciti, presto, i Mirage e i commando, ché Moody’s è come Gheddafi, batte ciglio e sui mercati ci sono stragi. “E’ una questione di buon senso, e per il mondo della finanza una questione di salvezza pubblica”, le agenzie di rating devono essere declassate.

BHL ha buone ragioni (una volta tanto) per sostenere questo regime change: i declassamenti hanno seminato il panico nei mercati, fatto cadere governi, ancora tengono ostaggi governi e banche con avvisi di downgrade, report negativi, allarmi permanenti. Non solo: la capacità di previsione delle agenzie di rating, che dovrebbe essere la loro stessa ragione d’esistere, è diventata un’attività secondaria e spesso fallace. Ma certo il tempismo con cui BHL arriva a indire la sua nuova guerra, camicia bianca in resta, potrebbe suscitare qualche risolino. Finché le agenzie di rating sono andate a caccia di prede politicamente corrette (la volgarissima Italia, per esempio) non s’è sentita l’urgenza di un intervento armato. Ora che la tripla A di Parigi traballa, colpita forse da un’offensiva speculativa, ma certo anche da dati strutturali davvero poco rassicuranti, il filosofo pop scende in campo. Non è detto che così la credibilità francese esca più forte.