Wikileaks contro tutti

Le rivelazioni annunciate da Wikileaks per i prossimi giorni segnalano un cambio di genere. La combriccola di attivisti guidata dal canuto Julian Assange passa dall’ambito militare a quello civile, dalla guerra alla diplomazia, dalla denuncia del sopruso bellico all’intrigo politico. Assange ha detto di avere per le mani qualcosa come 2,8 milioni di documenti classificati e questa volta sono quasi tutti sottratti al dipartimento di stato. Leggi l'intervista del Foglio a Mr Wikileaks
21 AGO 20
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Le rivelazioni annunciate da Wikileaks per i prossimi giorni segnalano un cambio di genere. La combriccola di attivisti guidata dal canuto Julian Assange passa dall’ambito militare a quello civile, dalla guerra alla diplomazia, dalla denuncia del sopruso bellico all’intrigo politico. Assange ha detto di avere per le mani qualcosa come 2,8 milioni di documenti classificati e questa volta sono quasi tutti sottratti al dipartimento di stato. Dalle indiscrezioni si capisce che non pochi rapporti potrebbero incrinarsi: alcuni documenti potrebbero provare che la Turchia, paese Nato, ha aiutato al Qaida durante la guerra in Iraq fornendo armi, mentre l’America ha finanziato i terroristi curdi del Pkk; Australia e Canada temono la pubblicazione di segreti non graditi e anche l’Europa ha di che preoccuparsi.
Le rivelazioni diplomatiche hanno l’aria di essere anche più pericolose di quelle belliche. Se saranno rivelati dossier inviati dagli ambasciatori ai propri ministeri sarà un colpo molto grave per gli equilibri, soprattutto fra gli alleati americani. L’essenza del lavoro diplomatico è incanalare in un sistema di protocolli le pulsioni che spingono all’anarchia nei rapporti fra stati, ed è parte essenziale del lavoro di rappresentanza il fatto che dietro ai sorrisi i diplomatici si forniscano informazioni senza orpelli ai propri governi, contando sulla segretezza. Wikileaks cerca di rompere questo equilibrio fatto di cose che si possono sapere e si cose che è nell’interesse di tutti non dire. Con le sue massime moraliste sulla democrazia a cielo aperto suscita in realtà più conflitti di quelli che si propone di fermare.