Tendenza gazebo
Uno degli aspetti critici più evidenti nel sistema politico italiano è la difficoltà nel ricambio. Non si tratta solo del fatto che alcune leadership appaiano eterne e inattaccabili: questo potrebbe essere l’effetto della mutazione avvenuta all’inizio degli anni Novanta, quando personalità nuove o seminuove hanno dato vita a formazioni politiche in qualche caso davvero inedite, in altri a trasformazioni o camuffamenti di esperienze precedenti. Leggi Se il Pdl s’illuminasse di primarie di Salvatore Merlo
21 AGO 20

Introdurre il meccanismo delle primarie come regola generale sarebbe una soluzione almeno di metodo a questo problema. L’altro aspetto critico è la tendenza delle formazioni politiche a perdere rapidamente il carattere inclusivo, facendo prevalere la tendenza all’autoconservazione di gruppi dirigenti e di apparati, dal livello locale a quello nazionale. Dove si è affermato come metodo di selezione delle élite politiche, dall’America alla Spagna e ora alla Francia, il metodo dell’elezione interna dei candidati alle principali cariche ha avuto l’effetto di sbloccare gli esclusivismi, rendendo obbligatoria l’apertura a nuovi apporti quando sono capaci di suscitare un consenso popolare.
Le primarie, soprattutto se diventano un meccanismo obbligatorio, naturalmente debbono però funzionare bene, il che richiede regole sensate e sistemi di controllo efficaci, condizioni che non possono essere garantite burocraticamente (e tanto meno giudiziariamente), ma che richiedono gruppi dirigenti motivati a realizzarle in modo serio e a rispettarne gli esiti. Si può temere che l’esigenza di questo circolo virtuoso tra gruppi dirigenti legittimati dalle primarie e primarie ben gestite da gruppi dirigenti motivati, si trasformi più facilmente nel suo inverso, in un circolo vizioso tra meccanismi di cooptazione e di “successione” e gruppi dirigenti che intendono perpetuare vantaggi castali chiudendo gli spazi di partecipazione.
Si tratta di un rischio reale, che però espone a punizioni nelle elezioni vere, nelle quali è difficile che candidati che abbiano ciurlato nel manico nella fase precedente, cioè nelle primarie, ottengano più facilmente il consenso.
Si tratta di un rischio reale, che però espone a punizioni nelle elezioni vere, nelle quali è difficile che candidati che abbiano ciurlato nel manico nella fase precedente, cioè nelle primarie, ottengano più facilmente il consenso.
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