Tanto per cambiare, le tasse
Dario Franceschini propone, tanto per cambiare, di aumentare le tasse. Lo fa confondendo volutamente la solidarietà, che è un atto volontario, con l’appesantimento della pressione fiscale, ci aggiunge la demagogia di “partire dal reddito dei deputati” per intercettare le spinte antiparlamentari e antipolitiche, ma chiede solo di aumentare le tasse, dice solo per quest’anno, ma si sa come vanno a finire in Italia le decisioni una tantum.

L’Italia non è nelle condizioni miserevoli dipinte dalla propaganda pauperista, non ha bisogno di risorse straordinarie per finanziare le mense dei poveri, che naturalmente debbono continuare a funzionare e alle quali è giusto far giungere la solidarietà, quella vera, quella volontaria, magari detassando le donazioni dirette a questo scopo. Anche Umberto Bossi, che ha espresso parole di apprezzamanto per la proposta demagogica del segretario democratico, dovrebbe sapere che la frase propagandistica dura un momento, l’aumento delle tasse lascia invece un segno permanente e non è certo una base per allargare il consenso. L’idea della redistribuzione al ribasso, oltre tutto a carico come sempre di contribuenti onesti già assoggettati ad aliquote assai superiori a quelle cui si arriverebbe in America applicando la dubbia ricetta di Barack Obama, non è solo vecchia, è proprio sbagliata.