Sì, no, “sì ma” e “no ma”. Come hanno votato (o non votato) i foglianti

Come hanno votato o non votato i foglianti? Ecco il quadro al netto degli irreperibili e dei colpevolmente dimenticati. Nella triade direttoriale si registrano le astensioni di Giuliano Ferrara e di Maurizio Crippa e i quattro sì di Alessandro Giuli (al quale, nel giubilo, scappa il noto gesto di un Totti d’annata trionfante contro la Juve: indice alla bocca per dire “silenzio”, quattro dita in mostra e mano che mima un “andatevene a casa”). “Astensionista pieno e marittimo” (nel senso della Sicilia) il direttore dell’inserto del sabato Giuseppe Sottile. In redazione, Claudio Cerasa ha votato due no e due sì: “Nessuno voleva privatizzare l’acqua. Si trattava di liberalizzare il servizio”.
21 AGO 20
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Come hanno votato o non votato i foglianti? Ecco il quadro al netto degli irreperibili e dei colpevolmente dimenticati.
Nella triade direttoriale si registrano le astensioni di Giuliano Ferrara e di Maurizio Crippa e i quattro sì di Alessandro Giuli (al quale, nel giubilo, scappa il noto gesto di un Totti d’annata trionfante contro la Juve: indice alla bocca per dire “silenzio”, quattro dita in mostra e mano che mima un “andatevene a casa”). “Astensionista pieno e marittimo” (nel senso della Sicilia) il direttore dell’inserto del sabato Giuseppe Sottile. In redazione, Claudio Cerasa ha votato due no e due sì: “Nessuno voleva privatizzare l’acqua. Si trattava di liberalizzare il servizio. Per il nucleare era tardi. Quanto al legittimo impedimento, era meglio combattere sull’immunità parlamentare”. Stefano Di Michele ha votato quattro sì, convinto anche “dal Santo padre”, dalle “monachelle” che affollavano il suo seggio e dalla “ripugnanza” provata nel vedere “la parola ‘privati’ accanto alla parola ‘acqua’”. Piero Vietti non ha votato: “Troppa strumentalizzazione, ma se obbligato avrei votato no”. Astensioniste pure Nicoletta Tiliacos e Marina Valensise (“Votare no era assurdo, tanto valeva astenersi”, dice).

Paola Peduzzi a Milano ha votato, Diana Zuncheddu ha votato “sì al nucleare” e non ha ritirato le altre schede (“altrimenti avrei votato no”), Marianna Rizzini ha votato quattro sì con dubbio persistente sui sì all’acqua, Daniele Raineri rivendica il suo diritto “al silenzio sul voto”, Paolo Rodari non ha votato, Mattia Ferraresi dagli Stati Uniti dice: “Il voto per gli italiani all’estero è surreale quasi quanto l’istituto stesso del referendum. Fossi stato in Italia, sarei andato al mare”. Salvatore Merlo ha votato due no e due sì (ma i no sono “sfumatura” del sì), Giulio Meotti “non ha votato perché tutti i risultati dei referendum precedenti sono stati disattesi”, Michele Arnese dice che “la demagogia catto-fascio-comunista dei sì sull’acqua e sul nucleare” gli ha consigliato “di non andare alle urne per non sottrarre minuti preziosi a una passeggiata al parco con i figli”, Marco Valerio Lo Prete ha votato quattro no (con gran rispetto per il referendum, “strumento utile”). Quattro sì per Andrea Affaticati e Matteo Marchesini, tre no e un sì (legittimo impedimento) per Maurizio Stefanini, quattro sì per Guido De Franceschi e Giulia Pompili, astensione per Giulia De Matteo e Marco Pedersini, tre sì e un no (sull’acqua) per Alberto Mucci, tutti sì e due no sull’acqua, da Milano, per Cristina Giudici: “Non si trattava di privatizzare, ma di liberalizzare il servizio e mettere fine al monopolio pubblico”, astensione per Valentina Fizzotti (“se pienamente consapevole, credo sia un’espressione forte tanto quanto il voto”).

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dice: “Volevo votare. Duccio Trombadori, mi dispiace dirlo, me lo ha impedito usando anche la forza”. Pietrangelo Buttafuoco, da “antidemocratico”, esclama: “Mi sono guardato bene dal frequentare le urne, a maggior ragione per un referendum”. Camillo Langone odia “il vulgo profano” e “lo fugge”, ragion per cui non è andato a votare e non è andato al mare: “Sia nei seggi che nelle spiagge avrei trovato troppa gente”. Angiolo Bandinelli ha votato. Motivazione: “Per salvare l’istituto del referendum, insidiato dalle indebite sollecitazioni del governo a non andare a votare, e come deciso nell’ultimo consiglio generale di Radicali italiani. Per scelta personale, ho votato due no e due sì”. Guido Vitiello è andato a votare “per resuscitare l’istituto referendario, ma i quesiti erano uno peggio dell’altro”. Nel dettaglio: “Acqua 1: no. Acqua 2: No. Nucleare: non ho ritirato la scheda. Legittimo impedimento: sic et non, come Abelardo (scheda nulla)”.