Serbia

A Belgrado, sul viale Kneza Milosa, ci sono ancora i palazzi distrutti dalle bombe della Nato nel 1999. C’è gente che cammina senza fare attenzione, altri lasciano fiori e ricordano quei giorni come una ferita aperta. Ma quella ferita è poca cosa in confronto allo “sfregio”, come lo chiamano in città, che poi sarebbe l’indipendenza del Kosovo.
21 AGO 20
Immagine di Serbia
A Belgrado, sul viale Kneza Milosa, ci sono ancora i palazzi distrutti dalle bombe della Nato nel 1999. C’è gente che cammina senza fare attenzione, altri lasciano fiori e ricordano quei giorni come una ferita aperta. Ma quella ferita è poca cosa in confronto allo “sfregio”, come lo chiamano in città, che poi sarebbe l’indipendenza del Kosovo. Negli ultimi quattro anni, la Serbia ha avuto poche ragioni per sentirsi occidente. Gli Stati Uniti e la maggior parte dei paesi europei hanno riconosciuto la sovranità di Pristina sulla provincia ribelle nel 2008, mettendo fine a una disputa lunga e sanguinosa. Fra le grandi potenze, soltanto la Russia ha sostenuto il governo della Serbia, il che ha avuto ripercussioni considerevoli sul piano della diplomazia. Oggi, chi passeggia per i bazar della capitale trova lavori all’uncinetto e maglie con gli slogan dei nazionalisti. Una chiede ai visitatori stranieri: “Che cosa sarebbe l’Italia senza la Lombardia? E la Spagna senza la Catalogna?”. Questa storia non ha tolto alla città il suo grande fascino: ogni bar di Belgrado è perfetto per innamorarsi di una Vedrana qualunque.