Se la Cina prende a sberle il Vietnam
Si dice che i cinesi che vivono in Vietnam, quasi un milione di persone, abbiano paura a parlare mandarino per la strada. Perché dallo scorso 2 maggio, quando il governo di Pechino ha impiantato una piattaforma petrolifera di perforazione nell’arcipelago delle isole Paracel, la tensione tra i due paesi è arrivata a un livello senza precedenti. Le manifestazioni anti cinesi in Vietnam in un primo momento sono state avallate dal governo, poi una decina di giorni fa i nazionalisti hanno preso d’assalto una quindicina di fabbriche cinesi nel paese, facendo forse una ventina di morti, e Pechino ha rimpatriato tremila connazionali.
21 AGO 20

Si dice che i cinesi che vivono in Vietnam, quasi un milione di persone, abbiano paura a parlare mandarino per la strada. Perché dallo scorso 2 maggio, quando il governo di Pechino ha impiantato una piattaforma petrolifera di perforazione nell’arcipelago delle isole Paracel, la tensione tra i due paesi è arrivata a un livello senza precedenti. Le manifestazioni anti cinesi in Vietnam in un primo momento sono state avallate dal governo, poi una decina di giorni fa i nazionalisti hanno preso d’assalto una quindicina di fabbriche cinesi nel paese, facendo forse una ventina di morti, e Pechino ha rimpatriato tremila connazionali.
Le isole Paracel, chiamate Hoàng Sa dai vietnamiti, fanno parte di un territorio conteso tra Hanoi e Pechino. Ieri il Vietnam ha accusato la Cina di avere affondato una nave di pescatori a 17 miglia nautiche di distanza dalla piattaforma petrolifera, un’area che tecnicamente è a sfruttamento economico esclusivo del Vietnam. Tutti e dieci i membri dell’equipaggio sono stati tratti in salvo, ma non è la prima volta questo mese che le imbarcazioni vietnamite vengono prese d’assalto. La zona circostante la piattaforma petrolifera cinese viene costantemente sorvegliata dalle navi della marina, che spesso cacciano via i pescatori vietnamiti con i cannoni ad acqua. In parte è un copione già visto. La battaglia delle isole Paracel del 19 gennaio 1974 fece 71 morti, di cui 53 vietnamiti. Hanoi fu costretta a ritirare i militari, lasciando l’area contesa sotto il controllo cinese. Adesso il governo del Vietnam è sempre più convinto di voler portare la questione alla Corte internazionale di arbitrato, ma è determinante, a questo punto, che abbia dalla sua parte il sostegno internazionale. La Cina ha mostrato i muscoli nelle ultime settimane durante le esercitazioni navali con la Russia nel mar Cinese orientale. Attualmente, nel [**Video_box_2**]Pacifico, il pericolo per la stabilità viene dal mare e non da terra. Il Vietnam, negli ultimi anni, si è esposto molto per sostenere l’Amministrazione Obama, cercando un compromesso sulle accuse americane di violazione dei diritti umani, ma lasciando Washington fare affari a Hanoi con il nucleare e il gas. Eppure l’America sembra chiudere gli occhi davanti alla Cina che fa la bulla con i vicini più deboli, lasciando commentare l’accaduto al deputato rappresentante delle Samoa. Nota a margine. Anche l’Italia potrebbe essere coinvolta dalle tensioni: nel gennaio di quest’anno sono partiti i test dell’Eni su 15.600 chilometri quadrati nei bacini di Song Hong e Phú Khành, nel golfo di Tonchino, per la perforazione di due pozzi esplorativi. Un accordo siglato con il governo di Hanoi nel 2012 e per il quale Eni è operatore con il 50 per cento. Quell’area , che possiede il 10 per cento delle risorse di idrocarburi del Vietnam, è la stessa che gli vorrebbe scippare la Cina.