Ripulire il porcellum

Tra manovre e tatticismi difficili da capire, la discussione sulla riforma della legge elettorale entra nel vivo. La momentanea resurrezione di una maggioranza di centrodestra ha varato in commissione Affari costituzionali al Senato una norma che farebbe scattare il premio di maggioranza di coalizione al livello assai elevato del 42,5 per cento. Pier Luigi Bersani protesta, accusando gli altri di non volerlo lasciar governare anche a rischio di rendere ingestibile il prossimo Parlamento. Dal Quirinale, che tesse con fermezza le fila della riforma, non sono venuti segnali di allarme.
21 AGO 20
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Tra manovre e tatticismi difficili da capire, la discussione sulla riforma della legge elettorale entra nel vivo. La momentanea resurrezione di una maggioranza di centrodestra ha varato in commissione Affari costituzionali al Senato una norma che farebbe scattare il premio di maggioranza di coalizione al livello assai elevato del 42,5 per cento. Pier Luigi Bersani protesta, accusando gli altri di non volerlo lasciar governare anche a rischio di rendere ingestibile il prossimo Parlamento. Dal Quirinale, che tesse con fermezza le fila della riforma, non sono venuti segnali di allarme. Il sospetto prevalente è che il Pd voglia tenere in piedi il sistema attuale, quello che più gli converrebbe, e che per ottenere tale obiettivo – che non può dichiarare dopo tutte le contumelie lanciate in passato contro il “porcellum” – faccia il muro di gomma a tutte le proposte. A questa furbizia, Pier Ferdinando Casini reagisce con un’altra furbizia, quella di reinventare una maggioranza senza il Pd, per costringerlo a trattare sul serio. E dire che solo poche settimane fa molti scommettevano su un’alleanza post elettorale già definita tra i due.
Nel merito, va però ricordato che il premio di maggioranza senza soglia minima è stato criticato dalla Consulta e che, in effetti, può introdurre una distorsione superiore persino a quella della legge Acerbo, emanata nel 1924 dal governo Mussolini. Nelle due tornate elettorali precedenti, in cui si sono contrapposte coalizioni numericamente assai robuste, il problema sembrava puramente accademico, oggi invece ha una sua attualità. La scelta non può essere tra la prevedibile ingovernabilità di un Parlamanto eletto di fatto con il sistema proporzionale e l’attribuzione della maggioranza assoluta a un raggruppamento che raccoglie più o meno un terzo dell’elettorato. In realtà si sta lavorando su soluzioni intermedie, che potrebbero trovare un consenso ampio se il Pd rinunciasse al suo ostruzionismo camuffato e gli altri gli dessero credito. La logica legislativa in vigore, con i suoi molteplici passaggi dalle commissioni all’Aula e poi in seconda lettura nell’altro ramo del Parlamento, in una situazione in cui mancano maggioranze precostituite, invece agevola manovre di ogni tipo, astuzie di un giorno che dovranno essere sostituite il giorno dopo. La maggioranza provvisoria che si è costituita in commissione al Senato, però, è servita a riaprire un gioco che sembrava ormai a somma zero. Se invece di trarne argomento di polemiche speciose le forze politiche ne trarranno la consapevolezza dell’esigenza di un compromesso onorevole per tutti, secondo la linea indicata più volte da Giorgio Napolitano, si potrà uscirne con un risultato utile e la consapevolezza che le furbizie contrapposte non aiutano.