Rimuovere Bersani
A questo punto è chiaro a tutti che non è Silvio Berlusconi il problema, ma Pier Luigi Bersani. I segnali di resipiscenza sopraggiunti nelle ultime ore da alcuni dirigenti del Partito democratico certificano che è lui, il segretario uscito così malconcio dal voto di febbraio, a rappresentare un ostacolo sulla via della governabilità italiana. Il suo ostinarsi a voler tenere distinti i negoziati per l’elezione del nuovo capo dello stato da quelli per la formazione di una maggioranza reale è visto anche nel Pd come un atto temerario e sterile.
21 AGO 20

A questo punto è chiaro a tutti che non è Silvio Berlusconi il problema, ma Pier Luigi Bersani. I segnali di resipiscenza sopraggiunti nelle ultime ore da alcuni dirigenti del Partito democratico certificano che è lui, il segretario uscito così malconcio dal voto di febbraio, a rappresentare un ostacolo sulla via della governabilità italiana. Il suo ostinarsi a voler tenere distinti i negoziati per l’elezione del nuovo capo dello stato da quelli per la formazione di una maggioranza reale è visto anche nel Pd come un atto temerario e sterile. Né possono risultare convincenti gli arabeschi bersaniani (e dei suoi sempre più pallidi e imbarazzati epigoni) intorno alla possibilità di trattare col Caimano per strappargli un’astratta non belligeranza in Aula. La verità è che Bersani è il volto appassito di un azzardo ineffettuale, quello del patto con Beppe Grillo o con gli immaginari scissionisti a cinque stelle, adesso bisogna ricominciare daccapo. E per far questo occorre separare il destino strategico del Partito democratico dalla protervia autoreferenziale bersaniana. Se è vero, come ha detto più volte e confermato ieri per lettera a Repubblica, che non intende intestardirsi nella promozione della sua nomina a Palazzo Chigi (“io ci sono, se sarò utile”), Bersani deve trarne la logica conclusione: il suo progetto è collassato e nessun altro democrat preme per immolarsi in una battaglia perduta. Se si vuole superare lo stallo, se si vuole evitare che l’elezione del successore di Napolitano precipiti nella palude insidiosa di un tutti-contro-tutti nel segreto dell’urna parlamentare, non bisogna soltanto meditare sulla faccia di Bersani, bisogna imporgli la linea. E speditamente.