Renzi spiega a Cameron il piano anti-disoccupazione del governo

Matteo Renzi, a Londra per una visita al collega britannico David Cameron, ribadisce la stretta alleanza tra Gran Bretagna e Italia. In conferenza stampa, in effetti, il premier italiano rilascia dichiarazioni che non possono che far piacere a Cameron. A partire dai giudizi espressi sull'Unione europea e sulle politiche comunitarie. "Non vogliamo più Europa", ha affermato Renzi, "bensì un'Europa migliore"; un messaggio chiaro alla Gran Bretagna, europeista titubante e moderata. Leggi anche Brambilla Da Letta a Renzi, gli investitori esteri si galvanizzano ma restano esigenti Lo Prete Le buone intenzioni renziane alle prese col carrozzone dell’export italiano Lo Prete In ginocchio da Draghi. Quel che indica la "ripresina" italiana
21 AGO 20
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Le riforme restano comunque il cuore delle discussioni con Cameron. "Siamo alleati e appoggio Matteo nel lavoro che sta compiendo sul piano delle riforme", ha detto il premier britannico. "Certo, abbiamo delle differenze. Lui è di sinistra, io di destra ma siamo entrambi riformatori", ha sottolineato il premier britannico. Renzi incassa il sostegno di Cameron e chiarisce le iniziative politiche che intende attuare a breve, dopo la riforma del Senato approvata ieri.

La priorità è semplificare: "Abbiamo un codice del lavoro di 2.100 norme: vogliamo ridurle a 50, traducendole in inglese e chiarendo agli imprenditori stranieri che in Italia esistono regole certe e chiare", ha annunciato Renzi. Semplificare è l'unica via, per il premier italiano, anche per guadagnare credibilità in Europa: "Non possiamo chiedere a Bruxelles di sburocratizzarsi se l'Italia per prima non fa lo stesso". Infine, la questione lavoro, proprio nel giorno in cui è stato comunicato che il tasso di disoccupozione italiana è salita al livello record del 13 per cento (dato più alto dal 77'): "Vogliamo prendere misure che ci permettano di far calare il tasso dei senza lavoro al di sotto del 10 per cento", ha dichiarato il premier. "La ricetta attuata negli ultimi anni è sbagliata, manca flessibilità e negli ultimi anni hanno lavorato di più i cosiddetti "formatori" rispetto a chi doveva effettivamente trovare un impiego".