Que viva la grande coalizione!
Pier Luigi Bersani ripete che “si viaggia insieme fino alle elezioni, poi si viaggerà separati”. E’ una prospettiva realistica? Apparentemente sì, se si guarda alla lunga stagione delle contrapposizioni del bipolarismo arrabbiato. Se invece si guarda agli impegni assunti unitariamente dai partiti di maggioranza, dalle riforme istituzionali ed elettorali a quello di proseguire con convinzione nelle politiche di risanamento necessarie per uscire dalla spirale deflattiva, ricordati ieri da Mario Monti, i conti non tornano più. Leggi il documento sull'invito all'unità nazionale di Beppe Pisanu e altri 26 senatori: "Servono più idee in testa e meno tessere in tasca" Guarda la puntata di Qui Radio Londra Si spieghi meglio, onorevole Bersani
21 AGO 20

Pier Luigi Bersani ripete che “si viaggia insieme fino alle elezioni, poi si viaggerà separati”. E’ una prospettiva realistica? Apparentemente sì, se si guarda alla lunga stagione delle contrapposizioni del bipolarismo arrabbiato. Se invece si guarda agli impegni assunti unitariamente dai partiti di maggioranza, dalle riforme istituzionali ed elettorali a quello di proseguire con convinzione nelle politiche di risanamento necessarie per uscire dalla spirale deflattiva, ricordati ieri da Mario Monti, i conti non tornano più. Gli alleati tradizionali del Partito democratico sono schierati contro questi impegni, come dall’altra parte la Lega, in preda a una sanguinosa resa dei conti interna che si traduce in una opposizione protestataria. La realtà del paese disegna un’area di responsabilità, prima imposta da Giorgio Napolitano, ora in via di evoluzione verso una collaborazione consapevole, accerchiata da spinte centripete, demagogiche, diverse e talora contrapposte, ma che condividono il rifiuto di affrontare con serietà e rigore i guai di oggi e di domani. Quest’area, questa grande coalizione di fatto, può separarsi prima che si sia concluso il suo compito riformatore? C’è chi pensa che bisogna por fine al più presto a questa esperienza per evitare “la morte della politica”. Ma la politica della demonizzazione reciproca dell’avversario è già morta, anche se si fa fatica a seppellirla, e del suo cadavere si giovano le pulsioni giustizialiste e le nostalgie stercorarie di un antiparlamentarismo dannunziano.
Forse è presto per discutere dei caratteri politici della prossima legislatura, ma se si radicasse l’idea che la grande coalizione può essere solo temporanea e straordinaria si ostacolerebbe la sua azione attuale e la proiezione nel tempo dell’assunzione di responsabilità (anche nei confronti dei mercati e delle autorità europee) delle forze politiche principali. Si dice che non è possibile per Pd e Pdl presentarsi insieme di fronte all’elettorato, ma questo è un problema tecnico legato a un meccanismo elettorale che va comunque cambiato. I tre partiti della maggioranza attuale possono presentarsi separatamente, ma con programmi che partano dalla conferma degli impegni comuni assunti in questa fase di tregua. Se qualcuno otterrà una maggioranza che gli consente di realizzarli, l’opposizione sarà responsabile e costruttiva; se invece, come tutto lascia pensare, non sarà così ci sarà già una base programmatica esplicita per la prosecuzione dell’intesa. Quello che sarebbe invece esiziale è l’abbandono dei vincoli di responsabilità verso il paese per inseguire alleanze con chi non intende rispettarli. Il prezzo di maggioranze litigiose e inconcludenti sarebbe assai più pesante di quello che già ci è costato nel passato.
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