Quando pagnotta chiama...
21 AGO 20

Leggo Marina Valensise: "Garibaldi da buttare" Vi si narra dei tormentiintellettuali dello storico Alberto Maria Banti. Alla fine, si capisce unasola cosa: la nazione che s'identifica con "una d'arme, di lingua d'altar"è un simbolismo fuorviante e malato, da sfociare, per seme culturale comune tra liberali e fascisti, nelle leggi razziali. Il seme sarebbe la concezione della nazione come soggetto "di sangue e suolo", equivalente, per Banti alla definizione manzoniana, come se questa visione fosse il frutto esclusivo d’italiche menti bacate. Basterebbe considerare che le rivoluzioni del 1776, del 1789, del 1917, di Mao, di Castro, ecc, senza sangue e senza suolo in cui ancorarsi, ricorrendo cioè alle stesse categorie che lo storico bolla come esecrande e menzognere, si sarebbero esaurite in vagiti infantili. Tralascio valutazioni di merito, altrimenti si apre la disputatra "sangue e suolo buono e cattivo". Provate a immaginare un Risorgimento guidato, ante litteram, dalla stella "dell'internazionalismo proletario". Oggi, per distinguersi sembra indispensabile "provocare". Quando lo fa una persona che, per conformistica civetteria, aggiunge al suo dirsi "agnostico" la precisazione "un po' di sinistra", le braccia cadono, lo sconforto assale e, diventa immenso, nel leggere l'alternativa proposta come salvifica: "Il patriottismo costituzionale". Cioè "all'ossessione della difesa dell’onore nazionale come onore sessuale” lo storico Banti introducequella di difendere la Costituzione come si difende la patria. O meglio,propone di mettere alla base del concetto di Nazione il "patriottismocostituzionale" e, su questo costruirvi una nuova Italia, adottando "un belrituale civico di giuramento di lealtà ai valori fondanti della nazione daimporre a tutti gli italiani maggiorenni". Certamente "imporre" è unrefuso, altrimenti, lo storico Banti e Pol Pot coinciderebbero. Certo, giàche ci siamo, ci si potrebbe innamorare della "costituzione dittatoriale".