Obama vuole cambiare il senso dell’America per le armi con un minibluff

“Dalle nostre parti quella delle armi da fuoco non è una questione politica, è uno stile di vita. E’ parte del sentire della gente, ed è incredibilmente difficile fare capire questo concetto, specialmente ai genitori in lutto”. La senatrice del North Dakota Heidi Heitkamp ha detto queste parole dopo avere incontrato i parenti dei bambini uccisi nella scuola di Newtown, in Connecticut, la strage che ha spinto il presidente, Barack Obama, a ingaggiare una dura battaglia per limitare l’accesso degli americani alle armi da fuoco.
21 AGO 20
Immagine di Obama vuole cambiare il senso dell’America per le armi con un minibluff
New York. “Dalle nostre parti quella delle armi da fuoco non è una questione politica, è uno stile di vita. E’ parte del sentire della gente, ed è incredibilmente difficile fare capire questo concetto, specialmente ai genitori in lutto”. La senatrice del North Dakota Heidi Heitkamp ha detto queste parole dopo avere incontrato i parenti dei bambini uccisi nella scuola di Newtown, in Connecticut, la strage che ha spinto il presidente, Barack Obama, a ingaggiare una dura battaglia per limitare l’accesso degli americani alle armi da fuoco. Heitkamp ha chiarito un concetto politico fondamentale: non voterà una riforma che contraddice l’opinione dominante nello stato che l’ha eletta a novembre. Il problema, per Obama, è che Heitkamp è democratica. Così come è democratico il senatore Max Baucus del Montana, che ha spiegato: “La gente del Montana è contraria alla riforma e non mi piace il modo con cui il presidente fa pressione per una nuova legge”. Parlamentari progressisti in Alaska, Arkansas e Louisiana la pensano allo stesso modo. L’inquietudine dei democratici – spesso motivata dall’esigenza di essere rieletti in stati dove il diritto alla pistola è un articolo di fede – spiega perché la grandiosa riforma delle armi invocata con passione civile e linguaggio empatico da Obama per fermare le stragi è arrivata parecchio annacquata all’Aula del Senato.
Per settimane i senatori democratici hanno cercato invano i voti necessari per poter iniziare a discutere in Aula un disegno di legge che estenda i “background check”, i controlli della polizia su chi intende acquistare un’arma, a tutti gli americani e metta fuori legge le armi d’assalto automatiche e semiautomatiche come quelle usate a Newtown. Questo è il risultato per cui Obama ha speso tempo ed energie. E’ andato di recente in Connecticut e prima ancora in Colorado – lo stato del massacro di Aurora – ha sguinzagliato il vicepresidente, Joe Biden, e la first lady, ha fatto discorsi appassionati con schiere di bambini che campeggiavano alle sue spalle, per aggiungere forza emotiva alla battaglia politica contro le armi da fuoco. Quella che è arrivata per la prima volta al Senato è una versione striminzita dei desiderata obamiani, frutto del compromesso fra il democratico Joe Manchin – il senatore che in uno spot elettorale prendeva a colpi di fucile la legge sull’energia firmata da Obama – e il repubblicano Pat Toomey. La base negoziale prevede un’estensione dei controlli soltanto relativa: si applicherà agli acquisti di armi su Internet e nelle fiere, ma non per le pistole ricevute in regalo da parenti. Sulle armi in stile militare il compromesso Manchin-Toomey non si sbilancia, e per questo la senatrice Dianne Feinstein, autrice del testo di legge che riassume la posizione obamiana, dice che “non è abbastanza”. La struttura legale che il Senato ha preso a discutere è piena di buchi e punti oscuri che preludono al mantenimento dello status quo più che all’inizio di una rivoluzione civile e culturale. Molto probabilmente nemmeno la National Rifle Association, la potente lobby delle armi, si imbarcherà in campagne denigratorie contro i parlamentari che con il voto di giovedì hanno permesso che la discussione arrivasse al Senato: tutto sommato si tratta di concessioni accettabili per la Nra, altro che rivoluzione liberal.
La discussione parlamentare e gli emendamenti diranno fino a che punto il testo da votare coinciderà con la visione obamiana. Per il momento il dibattito è su una galassia culturale diversa rispetto a quella del presidente. Obama vuole fare per le armi qualcosa di simile a quello che ha fatto per il sistema sanitario, riformato secondo criteri più europei che americani. Quando tocca nervi legati direttamente alla coscienza del paese, il presidente non si accontenta di levigare le strutture esistenti o di cambiare l’ordine degli addendi, punta dritto allo stravolgimento della convenzione. L’Obamacare ha modificato qualcosa di profondo nella concezione della libertà individuale degli americani e sul piatto di Obama ci sono anche la riforma sull’immigrazione e i matrimoni gay, sui quali la Casa Bianca ha fatto un’azione di lobbying forsennata per quella che considera la nuova battaglia per i diritti civili. Sull’uso delle armi ha superato a destra il predecessore quando si tratta di bombardare terroristi in ogni angolo del mondo, ma cerca disperatamente di cambiare il paradigma americano custodito nel Secondo emendamento. Vorrebbe una “Weaponcare”, ma sul tavolo delle trattative c’è soltanto una sua pallida analogia.